Il Buddhismo insegna che la mente (giapp. shiki 識) è come suddivisa in tre parti: la mente cosciente o Mano (giapp. i-shiki 意識) la Manas (giapp. manas-shiki 末那識) e l’Alaya (giapp. zo-shiki 藏識) o coscienza deposito. I cinque sensi, che fanno da base alle prime cinque coscienze, trasmettono informazioni alla coscienza Mano, attraverso la quale operiamo e interagiamo con la realtà esterna. La sesta coscienza infatti integra le percezioni dei sensi (le cinque coscienze) per formare immagini coerenti e giudizi rispetto al mondo esterno. La settima coscienza, Manas, è invece la facoltà tipicamente umana che non guarda al mondo esterno ma piuttosto a quello interiore, rappresentando così la capacità di riflettere su quanto abbiamo percepito. Essa dunque è rivolta all’interno, verso il livello successivo, quello della coscienza deposito o Alaya

Oltre che dalle funzioni percettive del mondo esterno, il nostro comportamento quanto il nostro ideare e sentire, sono influenzati dall’interagire della coscienza Mano per quanto riguarda la realtà esterna e dalla coscienza Manas per quattro concerne il riflettere e il confrontarsi col nostro mondo interiore riguardo a quanto percepito. 

Nell’animo umano esiste però uno strato più profondo della coscienza Manas che è chiamato coscienza deposito o Alaya. Questa, esattamente come un libro contabile, registra e conserva tutte le esperienze che facciamo nel corso della nostra vita in forma di semi (giapp. shuji), tracce. Tutte le informazioni contenute nell’Alaya-shiki sopravvivono alla morte dell’individuo ed è per questo che ci riferiamo ad essa come all’eredità karmica di ogni individuo, il suo animo peculiare.

Le esperienze, le idee, i pensieri, le parole, i sentimenti come gli affetti, il comportamento stesso, lasciano segni durevoli o semi nella nostra coscienza; questi contribuiscono a dar forma al destino di ciascuno poiché sono l’energia spirituale di tutto ciò che abbiamo pensato, detto e sperimentato. Questa energia spirituale, che orienta e dirige in definitiva tutto il corso della vita, si chiama karma.

Direzione ↓ A – Gengyo kunshuji – Ogni azione ed ogni pensiero, ogni parola proferita, si trasformano in semi e vengono posti nell’Alayashiki. Gengyo, si riferisce ad ogni nostra attività quotidiana, mentre kunshuji, significa seminare.
Direzione ← B – Shuji sho shuji – I semi formano il carattere e la personalità dell’essere vivente. Essi sono l’energia peculiare che influenza il destino, portando, a sua volta, alla creazione di nuovi semi.
Direzione ↑ C – Shuji sho gengyo – L’energia inconscia nell’Alaya-shiki influenza  la crescita dei semi, i quali, creando le circostanze attuali, spingono a nuove azioni, pensieri e parole e queste a loro volta, a nuovi semi.

Ogni azione compiuta, ogni parola proferita, ogni pensiero formulato diviene una causa (giapp. in 因) o seme che si deposita nell’Alaya-shiki, ove rimane fino a quando le circostanze esterne o condizioni (giapp. en) non ne favoriscono la maturazione (giapp. ka, effetto). Proprio come il sole, la luce e la pioggia inducono un seme a germinare, così le circostanze esterne (giapp. en) portano un seme (in) dell’Alaya-shiki a trasformarsi in una forma di energia che influenza, come effetto (giapp. ka), il futuro di chi lo ha posto.

Gli zaisho sono dunque i semi di energia negativa che ostacolano il raggiungimento dell’illuminazione e il consolidamento della propria fede. Quando un seme negativo si trasforma in effetto, in seguito al suo combinarsi con una causa esterna, esso può diventare la base per la creazione di nuove difficoltà karmiche, producendo a sua volta nuovi zaisho.

Il Buddha Shakyamuni ci ha insegnato che la Legge del karma non è una legge fredda e meccanica, quanto piuttosto è una giusta e compassionevole Legge che ristabilisce l’equilibrio e l’armonia turbate dalle cause negative. Ne consegue che se pensiamo, parliamo e agiamo in modo negativo o peggio, distruttivo, cioè con intenzioni ostili verso il prossimo, noi stessi e l’ambiente in cui viviamo, il seme che verrà posto nella coscienza Alaya sarà come un seme velenoso, il quale andrà ad influenzare l’esistenza stessa in modo sfavorevole. Questi semi, nascosti e annidati nel profondo della coscienza deposito o Alaya, sono chiamati zaisho, gli ostacoli o impedimenti, le difficoltà, le avversità che incontreremo sul nostro cammino.

Nella Honmon Butsuryu Shu, lo scopo della pratica è quello di purificarci da questi semi velenosi e così sradicarli dall’Alaya-shiki. Ma come è possibile compiere una simile opera senza una presenza di spirito pressoché costante riguardo a quanto pensiamo, diciamo e facciamo? Quanti di noi, gente comune (giapp. bombu 凡夫), hanno tale capacità cognitiva e competenza spirituale?

Nichiren Shonin risponde alla nostra domanda in questo modo: “L’ambra attira la polvere, la calamita attira la limatura del ferro. Le nostre colpe sono come la polvere e la limatura del ferro, mentre l’Odaimoku è l’ambra e la calamita. Tenete questo sempre a mente ed invocate regolarmente Namu Myoho Renge Kyo”.

Nel Myoko Ichiza, il testo liturgico della nostra famiglia religiosa, redatto da Nissen Shonin nel 1878, le sessioni di pratica cominciano e si concludono sempre con la recitazione del Sosange Mon. Con questa formula che è voto e preghiera assieme, il fedele si impegna a riflettere sul proprio karma e così a migliorare, giorno dopo giorno, chiedendo al sacro potere del Gohonzon di sradicare il karma negativo (giapp. zaisho 罪障) accumulato vita dopo vita: “Per purificare il karma negativo che ho accumulato sin dal passato senza inizio a causa delle mie offese (giapp. hobo 謗法) nei confronti del Dharma meraviglioso (giapp. Myoho妙法) mi impegno a custodire fino all’ottenimento della Buddhità: il Gohonzon di Honmon, il Kaidan di Honmon e la pratica di Honmon, rivelata dal Buddha Eterno e Primordiale Shakyamuni e trasmessa al Bodhisattva Jogyo negli otto capitoli di Honmon del Sutra del Loto, che consiste nell’invocazione della sacra formula: Namu Myoho Renge Kyo che pone in tutti gli esseri viventi la causa originale, il seme della Buddhità”.

Invocare l’Odaimoku con gioia, gratitudine e con tutto il cuore, fa sì che la sacra energia spirituale delle sante esistenze illuminate presenti nel Gohonzon, pervada il nostro animo, purificandolo così dal karma negativo ovvero da tutta l’energia dei semi velenosi che abbiamo accumulato vita dopo vita e donandoci la serenità d’animo e la necessaria protezione nella vita quotidiana.

Tutto il Buddhismo può riassumersi infatti in questa frase: “Fate il bene, evitate il male, purificate il cuore e la mente”.