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Vita di Nichiren Daibosatsu

Nichiren Shonin




Nascita ed Ingresso nella Vita Religiosa

Nichiren Daibosatsu nacque il 16 Febbraio del 1222 a Kominato, nella provincia di Awa, un piccolo villaggio di pescatori. Erano passati circa 700 anni dall’introduzione del Buddhismo in Giappone e, in quel lungo lasso di tempo, era diventata religione di stato. Le alte gerarchie ecclesiastiche avevano ormai ottenuto poteri e dignità pari alle autorità di stato anche se andava manifestandosi sempre di più una sorta di degrado e di corruzione all’interno del clero. Il governo centrale, stabile sin dal VII secolo, si stava disintegrando a causa della degenerazione della burocrazia di corte. Alla fine, il potere finì nelle mani dei clan militari e Kamakura venne scelta come sede della dittatura.
Oltre a tutto ciò, fra i buddhisti, vi era la crescente preoccupazione inerente alla profezia riguardante la grande crisi che avrebbe colpito, proprio in quel tempo, non solo il Giappone, ma il mondo intero. Il Buddha profetizzò infatti, che dopo la Sua morte sarebbero seguiti tre periodi, il primo dei quali sarebbe stato l’Era della Legge Perfetta (Shoho), della durata di mille anni. Durante quest’era, la Legge Buddhista sarebbe stata onorata e praticata da tutti con devozione, e i monaci avrebbero seguito i precetti con zelo e disciplina. Il secondo millennio, l’Era della Media Legge (Zobo), fu descritto come un’epoca in cui la fede e la moralità sarebbero state in declino, anche se la compassione si sarebbe ancora manifestata tramite la fondazione di numerosi templi e santuari. La terza epoca, l’Ultima Era della Legge (Mappo), avrebbe portato vizio, degenerazione spirituale e catastrofi e sarebbe durata 10.000 anni. Dato che la tradizione Buddhista poneva la morte del Buddha nel 949 A.C. era opinione comune che l’Era di Mappo sarebbe iniziata nel 1052 d.C.
Questa era l’epoca in cui comparve Nichiren Daibosatsu. Negli ultimi anni della sua vita egli si descriveva come “il figlio di un fuoricasta che visse vicino al mare”, o come “il figlio di un povero pescatore”.
Il termine “fuoricasta” era un epiteto che veniva applicato a quel tempo a pescatori e cacciatori, a coloro, cioè, che erano costretti ad uccidere per vivere.
Se esaminiamo attentamente questo punto, possiamo renderci conto di un particolare importante riguardante la nascita di Nichiren Daibosatsu: egli non era infatti un nobile o il membro di una casta ricca e potente, ma un umile figlio di gente comune. Il fatto che egli sia diventato un Grande Santo e che abbia ottenuto l’illuminazione è molto importante: il Buddhismo è in grado di salvare chiunque, al di là di qualsiasi differenza sociale, economica o di altro tipo.
Nichiren Daibosatsu nacque quindi in condizioni avverse, assai diverse da quelle di altri fondatori religiosi dell’Epoca di Kamakura. Honen, il fondatore della Setta Jodo, era il figlio di un membro della nobiltà. Anche Shinran, fondatore della Setta Shin, e Dogen, fondatore della Setta Soto Zen, appartenevano ad una famiglia di nobili. Essi non erano assolutamente figli di gente comune, ma i rampolli della nobiltà di Kyoto o della nobiltà minore della provincia. Fra tutti i fondatori religiosi di quell’era, solo Nichiren nacque nel remoto oriente, da una famiglia di poveri pescatori. Le sue umili origini divennero il punto di partenza per lo sviluppo della sua religione e per il suo metodo di insegnamento.
Alla nascita, venne chiamato Zennichimaro e nel 1233, quando aveva solo undici anni, i suoi genitori lo inviarono in un monastero sulla collina chiamata Kiyozumi, vicino al luogo ove viveva. Anche se la ragione di ciò non è chiara, l’inviare i propri figli in un monastero per studiare non era una cosa insolita in quei giorni. Zennichimaro entrò nel Tempio Seichoji e studiò sotto la supervisione del Maestro Dozen. A quindici anni, Zennichimaro venne ordinato monaco e assunse il nome buddhista Rencho, che significa Loto Eterno.
Man mano che i suoi studi proseguivano, Rencho sentiva che dentro di sé, i dubbi inerenti al Dharma aumentavano. Il giovane Nichiren aveva notato molte incongruenze nella mistura di pratiche e credenze che erano state incorporate nel Buddhismo. In uno dei suoi ultimi scritti leggiamo: “Il mio desiderio è sempre stato porre i semi della Buddhità e spezzare i legami di nascita e morte. Per questo motivo, seguendo i costumi dei praticanti buddhisti di allora, praticai il Nenbutsu ponendo tutta la mia fede nel potere redentore del Buddha Amida. Ma in seguito, nella mia mente, sorsero dei dubbi riguardo a tale pratica e io feci voto che avrei studiato ogni dottrina di ogni setta buddhista presente in Giappone per comprendere appieno quali fossero le differenze fra esse”.
Le sue perplessità, tuttavia, non riguardavano esclusivamente la sfera intellettuale, ma erano il sintomo di una profonda crisi spirituale. Rencho continuava a domandarsi: “Per quale motivo vi sono otto o dieci sette del Buddhismo se il Buddhismo esposto da Shakyamuni è uno solo?”. Per trovare una risposta a tale quesito, egli pregò instancabilmente il Bodhisattva Kokuzo, che era l’oggetto di culto del Tempio Seichoji chiedendo di diventare “l’uomo più saggio del Giappone”. Divenire un uomo saggio non indica il raggiungimento di un particolare grado di conoscenza, ma l’ottenimento della saggezza del Buddha. Più tardi, Nichiren Daibosatsu raccontò di avere avuto una visione durante il suo periodo di preghiera al Seichoji. Egli vide il Bodhisattva Kokuzo, la Divinità della Saggezza, che gli donò la “Perla della Saggezza, grande quanto una stella del mattino”.
Ciò accadde quando Rencho aveva 17 anni. L’anno successivo, lasciò il Tempio Seichoji per recarsi a Kamakura, ove studiò il Buddhismo della Terra Pura diretto da un maestro. Tuttavia, il giovane monaco non era soddisfatto dei maestri che aveva trovato nella provincia e, per questo motivo, decise di recarsi al Monte Hiei, il più grande centro di apprendimento Buddhista di quell’epoca. Rencho risiedette al santuario del Monte Hiei nel periodo che va dal 1243 al 1253 e studiò tutti i percorsi di studio e di pratica che il Buddhismo offriva a quel tempo. Durante quegli anni, visitò anche altri centri buddhisti, ove venivano insegnate e praticate particolari forme di Buddhismo, e giunse ad estendere i suoi studi allo Shinto e al Confucianesimo. I risultati di tutti i suoi studi si manifestarono non solo nella profonda erudizione dei suoi scritti, ma anche nell’ampiezza e profondità della sua dottrina. Lo scopo dei suoi studi era sempre lo stesso: Qual’è la vera forma e unica verità del Buddhismo? Man mano che la sua conoscenza progrediva, Nichiren Daibosatsu diveniva sempre più convinto che la verità doveva essere una e una soltanto e che l’essenza della religione buddhista, anzi della vita umana, non è molteplice. In uno dei suoi scritti, Nichiren dice: “Sono andato in molti e molti templi durante quegli anni, andando alla ricerca della Verità buddhista. La conclusione alla quale sono giunto è che la verità del Buddhismo deve essere essenzialmente una. Le persone si perdono nel labirinto di studio e apprendimento, benché pensino che ognuna delle diverse scuole possa condurre all’ottenimento dell’illuminazione”. Dove, allora, Nichiren Daibosatsu trovò l’unica verità?


Il Sutra del Loto,
il Vero Insegnamento del Buddha


Tutti i dubbi che Rencho nutriva riguardo alla verità buddhista vennero completamente dissipati dalle parole del Sutra del Nirvana: “Seguite la Legge, e non la persona; seguite quei sutra che rivelano il significato completo del Dharma e non quelli che ne rivelano solo una parte”. Fu allora che Nichiren capì che nell’ insegnamento buddhista è compresa ogni verità, e che le persone avrebbero dovuto abbandonare la fede in scritture che non rivelano l’insegnamento del Buddha. Fu attraverso queste riflessioni che Nichiren Daibosatsu giunse alla fede nel Sutra del Loto, l’insegnamento ultimo del Buddha, lo scopo stesso della Sua nascita in questo mondo, il Sacro Testo nel quale il Buddha Shakyamuni aveva rivelato la Sua vera entità. Attraverso una profonda introspezione ed una attenta lettura del Sutra del Loto, Nichiren Daibosatsu comprese che era suo compito realizzare la volontà del Buddha predicando e propagando il Sutra del Loto in questo mondo pieno di difficoltà e di sofferenze, anche a costo della propria vita.
Il Sutra del Loto era stato introdotto in Giappone sin dai tempi del Principe Shotoku, il quale basò la sua costituzione anche sui principi esposti nel Sutra stesso. In seguito, un ulteriore arricchimento alla religione del Sutra del Loto venne data dal Grande Maestro Dengyo, il quale portò il Sutra del Loto all’attenzione di numerosi maestri buddhisti. Sin dai tempi antichi, quindi, il Sutra del Loto era considerato con grande rispetto da tutti i buddhisti. Nonostante ciò, solo Nichiren Daibosatsu riuscì ad interpretare il Sutra del Loto in modo talmente profondo e meraviglioso. Ai tempi del nostro Grande Santo e Fondatore, la maggior parte delle persone aveva abbracciato la fede nel Buddha Amida, un Buddha mai apparso storicamente, ed era convinta che, se avesse ripetuto con fede devota il Nenbutsu, ovvero la ripetizione del nome del Buddha Amida, avrebbe potuto ottenere la rinascita nel Paradiso d’Occidente. Questo tipo di devozione aveva portato le persone a pensare che la salvezza sarebbe stata possibile solo abbandonando questo mondo per il Paradiso, e che, di conseguenza, essa si sarebbe potuta ottenere soltanto dopo la morte. Inoltre, questa fede aveva fatto sì che i giapponesi abbandonassero il Buddha Shakyamuni, il primo ad insegnare il Buddhismo agli uomini. Molti altri offendevano il Sutra del loto, affermando che esso non era l’insegnamento supremo, o che era troppo difficile da comprendere e che, per questa ragione, solo il Nenbutsu avrebbe salvato le persone dell’Era di Mappo.
Nichiren Daibosatsu era determinato a correggere questa erronea interpretazione del Sutra del Loto, e a propagarlo in perfetto accordo con l’insegnamento del Buddha Shakyamuni, per poter salvare tutte le persone.
Il Sutra del Loto è la raccolta delle ultime predicazioni del Buddha Shakyamuni, e in esso è contenuta la rivelazione della vera ed eterna natura della Buddhità nella persona del Buddha Shakyamuni, che apparve in questo mondo per salvare tutti gli esseri viventi. In altre parole, il Buddha storico non è altro che una manifestazione della Legge universale, che è alla base di ogni cosa e di tutte le forme di esistenza. L’altra grande lezione del Sutra del Loto è la dichiarazione che la Buddhità è raggiungibile da chiunque, senza nessuna distinzione di sesso, razza, condizione sociale o altro.
Il clero corrotto aveva distorto il Buddhismo ed era penetrato nei centri del potere. Era assolutamente chiaro che chiunque avesse denunciato lo stato di degrado nel quale si trovava l’Insegnamento del Buddha sarebbe andato incontro a serie persecuzioni. Nichiren comprese anche che, se avesse deciso di intraprendere la sua missione di propagazione del Sutra del Loto, non solo lui sarebbe andato incontro a tali persecuzioni, ma anche i suoi familiari e il suo maestro. Il Buddhismo insegna che la cosa fondamentale è seguire la Legge e non la persona, e che tale Legge è esposta unicamente nel Sutra del Loto, al quale gli altri sutra dovevano condurre. Deciso a denunciare il clero che, invece di propagare il Buddhismo alla gente comune preferiva frequentare gli ambienti nobiliari, e a riportare il Buddhismo alla gente, Rencho tornò al Tempio Seichoji.


Namu Myohorengekyo

Nichiren Daibosatsu visitò prima i suoi genitori ed essi furono i primi a convertirsi al suo insegnamento. Quando giunse al Seichoji, rivide Dozen, il suo vecchio maestro, che lo accolse calorosamente. Per Dozen, e anche per gli altri preti del Seichoji, Rencho era un monaco promettente che aveva studiato sul Monte Hiei, e non vi era ancora nulla che lasciasse presagire la trasformazione interiore che era avvenuta negli anni della sua assenza. Rencho mantenne il più assoluto silenzio riguardo alla sua decisione di propagare il Sutra del Loto, e si ritirò nella foresta vicino al monastero per meditare in tranquillità. Tutti, nel monastero, erano convinti che egli stesse effettuando le usuali pratiche di purificazione, ma in realtà le profonde meditazioni del Grande Santo erano rivolte ad uno scopo ben preciso, nonché alla preparazione per la difficile impresa che lo aspettava. Rencho cambiò allora il suo nome in Nichiren. “Nichi” significa sole e “Ren” significa loto. Così, il suo nome significa Sole-Loto. Nichiren Daibosatsu disse che “Il nome Nichiren rappresenta la mia comprensione dell’insegnamento del Buddha”. “Nichi” è l’azione del Buddha che, in virtù della Sua compassione elimina le tenebre dalle vite degli esseri viventi proprio come lo fa il sole, e “Ren” è il fiore di loto bianco, che fiorisce puro e immacolato pur crescendo a contatto con la melma e il fango. Il loto simboleggia la possibilità per noi esseri umani, che viviamo nell’Ultima Era della Legge, di raggiungere l’illuminazione a dispetto delle condizioni nelle quali ci troviamo.
I sette giorni che Nichiren Daibosatsu trascorse in meditazione nella foresta furono un periodo di intensa preghiera per la proclamazione del suo insegnamento. Dopo questi sette giorni di preghiera e meditazione, Nichiren era pronto a trasformare le sue idee in azione. Una notte lasciò la foresta e si arrampicò sulla cima della collina che da quel punto si affacciava sull’Oceano Pacifico. Quando l’orizzonte ad oriente cominciò a rischiararsi e la notte giunse al termine, Nichiren si volse verso il disco luminoso del sole che cominciava a sorgere e la voce, chiara e risoluta, fuoriuscì dalle sue labbra.
Namu Myohorengekyo!
Questa fu la proclamazione della Legge Suprema che Nichiren fece al cielo e alla terra, con il sole che tutto illumina come testimone. Era il mattino del 28 Aprile del 1253.


Il Primo Sermone

La proclamazione della Legge del Sutra del Loto innanzi alla testimonianza del sole, fu il primo passo dell’opera missionaria di Nichiren che era cominciata proprio con il cambio del suo nome, Sole-Loto. Subito dopo la sua proclamazione all’universo, Nichiren discese nuovamente tra gli esseri umani e a mezzodì dello stesso giorno si apprestava a predicare la sua dottrina e a denunciare l’inadeguatezza delle altre sette buddhiste innanzi ad un auditorio formato dal suo vecchio maestro Dozen, dai monaci seguaci di quest’ultimo e da molti altri. Non vi fu nessuno che non si sentì offeso dalla sua predicazione. I mormorii si trasformarono presto in grida di protesta e alla fine del sermone i presenti erano tutti concordi nell’affermare che Nichiren Daibosatsu non era altro che un povero pazzo. Tojo Kagenobu, il feudatario di quella parte del paese, un fervente seguace della Setta della Terra Pura, era talmente furibondo che non si sarebbe sentito soddisfatto se non dopo che il monaco Nichiren avesse pagato con la morte le sue parole. Costui divenne il nemico mortale di Nichiren durante gli anni successivi della sua missione. Il feudatario stava organizzando un agguato per uccidere Nichiren Daibosatsu quando avesse lasciato il monastero. Il maestro di Nichiren, Dozen, impietosito dalla sorte che attendeva il suo discepolo, diede istruzioni a due suoi seguaci per scortare Nichiren Daibosatsu fuori dal monastero attraverso un sentiero nascosto, così da sfuggire al pericolo.
Quella notte, Nichiren lasciò il monastero seguendo la via indicatagli dal suo maestro. Il sole, che era sorto quando Nichiren proclamò Namu Myohorengekyo, e che era stato alto nel cielo durante il suo sermone, ora calava inesorabilmente mentre il nostro Grande Santo e profeta fuggiva dai suoi persecutori attraverso la foresta oscura.


Rissho Ankoku Ron

Nichiren Daibosatsu si recò a Kamakura, stabilendovi la base per le sue attività. Qui cominciò ad esporre il Maka Shikan, un testo elaborato dal Grande Maestro T’ien T’ai, che illustra la pratica del Buddhismo basandosi sul Sutra del Loto. Discepoli e seguaci cominciarono a riunirsi attorno a Nichiren Daibosatsu per ascoltare i suoi insegnamenti. Inoltre, egli predicava il Sutra del Loto agli angoli delle strade di Kamakura, criticando l’erroneità delle dottrine eretiche delle altre sette. In questo periodo Nichiren Daibosatsu ricevette la visita di un prete Tendai di nome Joben. Joben era stato compagno di studi del Grande Santo al tempo in cui si trovava sul Monte Hiei. Joben decise di diventare un discepolo di Nichiren e prese il nome di Nissho (1221-1323). Nissho aveva un anno più di Nichiren ed era nato in una famiglia di samurai nella Provincia di Shimuosa. Nel 1254, anche Kichijomaro, nipote di Nissho, divenne discepolo di Nichiren prendendo il nome di Nichiro (1245-1320).
In quegli anni la popolazione era duramente provata da frequenti tempeste, terremoti, carestie ed epidemie. Molte persone morivano d’inedia e i loro cadaveri venivano lasciati ai bordi delle strade. I briganti derubavano i contadini e una grande cometa era apparsa nel cielo, terrorizzando le persone come se fosse un cattivo presagio in un già oscuro presente. A quel tempo Nichiren Daibosatsu aveva 36 anni. Egli osservò le calamità, l’instabilità politica e le sofferenze delle persone e si recò al Tempio Jissoji di Iwamoto deciso ad esaminare le scritture buddhiste per trovare la causa delle calamità che colpivano il Giappone.
Tre anni dopo, il 26 Maggio del 1260 completò il Rissho Ankoku Ron, o “Trattato sulla Diffusione della Pace nel Paese attraverso la Propagazione del Buddhismo”. Questo trattato è scritto in un cinese classico e vigoroso ed è costituito da nove domande e risposte. Il Rissho Ankoku Ron comincia con un ospite che si lamenta con il padrone di casa delle calamità che stanno colpendo il paese:

“Vediamo molti segni nel cielo e nella terra, l’intero paese è pervaso dalla miseria! I cavalli e le giumente muoiono ai lati delle strade e così anche gli uomini, senza che nessuno li seppellisca. Metà della popolazione è stata colpita e non vi è casa che si sia salvata interamente.
Da allora molte menti si sono rivolte alla religione. Altri ancora, in accordo con le dottrine della Setta Shingon, spruzzano copiosamente dell’acqua....Alcuni scrivono i nomi dei sette dei della fortuna su fogli di carta e li affiggono alle porte delle loro case, mentre altri fanno lo stesso con le immagini dei cinque Grandi Potenti e degli dei del Cielo e della Terra....Ma qualsiasi cosa gli uomini facciano, la carestia e la pestilenza infuriano ancora; vi sono mendicanti ovunque e i corpi non seppelliti sono allineati lungo le strade...”

Il padrone di casa annuì, trovandosi d’accordo con l’ospite e rispose:

“Le divinità hanno abbandonato il paese perché le persone offendono la Vera Legge. Essi credono in insegnamenti errati, in particolare in quelli di Honen, che predica il Nenbutsu, abbandonando il Buddha Shakyamuni e la possibilità di salvarsi in questa stessa vita, preferendo pregare per la prossima vita....Quando tutti coloro che credono in insegnamenti errati purificheranno la loro mente e si convertiranno al Sutra del Loto, l’Unico Veicolo, il mondo intero diverrà la Terra del Buddha ove non vi saranno disastri”.

Abbracciando la fede nel Sutra del Loto è possibile fare di questo mondo la Terra del Buddha. Questo insegnamento è un’esortazione a propagare la Legge per realizzare la pace nel mondo. E’ un fatto straordinario che Nichiren Daibosatsu non si occupò soltanto della salvezza individuale, ma espose continue rimostranze al governo per condurre alla pace tutta la società. Con gli occhi del Buddha, egli considerò la realtà della società e delle persone e si adoperò per fondarvi il vero Buddhismo. Solo Nichiren Daibosatsu e nessuno prima o dopo di lui cercò di fare questo. Nel Rissho Ankoku Ron, Nichiren Daibosatsu osservò che di tutte le calamità profetizzate dal Buddha per l’Era di Mappo, l’unica che ancora non si era verificata era quella delle invasioni straniere. Profetizzò allora che se il paese non si fosse convertito all’Unica Legge del Sutra del Loto, presto anche quel presagio si sarebbe verificato. Nichiren Daibosatsu insegnò che la salvezza del Buddha non si limita alla salvezza individuale, ma che essa deve essere raggiunta attraverso l’ottenimento della Buddhità da parte di tutta la società e delle persone che vivono in essa.
Nichiren Daibosatsu sottopose il Rissho Ankoku Ron al governante Hojo Tokiyori il 16 Luglio 1260. Tokiyori si era ritirato dalla Reggenza ma aveva ancora in mano le redini del governo. Nichiren ammonì la classe dirigente scrivendo che il Giappone avrebbe subito guerre civili e invasioni straniere a meno che i giapponesi non avessero abbracciato la Legge, onorato il Buddha Shakyamuni e cantato il Daimoku.
Il governo e i rappresentanti del clero si adirarono enormemente, sino ad arrivare ad organizzare, in segreto, una pattuglia che avrebbe dovuto attaccare l’eremitaggio di Nichiren Daibosatsu. Il 27 Agosto 1260, i seguaci di Amida, con il consenso del Reggente Hojo Shigetoki, bruciarono la capanna di Nichiren Daibosatsu cercando di ucciderlo. La leggenda racconta che una scimmia bianca si avvicinò al Grande Santo quando il sole stava tramontando, tirandolo per la manica della veste. Incuriosito dal comportamento dell’animale, Nichiren Daibosatsu seguì la scimmia lungo un sentiero di montagna. Quando giunse nei pressi di una caverna, un forte rumore attirò la sua attenzione. Il frastuono veniva proprio dalla direzione nella quale si trovava il suo eremitaggio. Voltandosi, vide la sua umile dimora divorata dalle fiamme.
Nichiren fuggì approfittando delle tenebre della notte, scappando da Kamakura, iniziando così un viaggio missionario attraverso le provincie adiacenti.



Persecuzioni

Queste difficoltà non fecero altro che rafforzare la fede di Nichiren nella sua missione. Le persecuzioni non erano altro che una prova della veridicità del Sutra del Loto: “Nell’Ultima Era della Legge apparirà il devoto del Sutra del Loto. La sua forte fede sarà felice di incontrare grandi persecuzioni. Se non ci fossero grandi persecuzioni, egli non sarebbe il devoto del Sutra del Loto”.
Non avendo più una casa, Nichiren Daibosatsu iniziò la sua missione predicando la Legge del Sutra del Loto nella regione di Wakamiya, dove ora si trova la Prefettura di Chiba. Quest’area era governata da Tanetsugu Toki e fu in questo periodo che una sala adibita a scopi religiosi, la Hokke-do, o Aula del Loto, venne costruita nei pressi della sua dimora. Il Grande Santo espose il Sutra del Loto alle persone che si riunivano nella Hokke-do per cento giorni. Insegnò che il Sutra del Loto è l’insegnamento ultimo, la concretizzazione finale dell’Illuminazione del Buddha, e che il Daimoku, la sacra preghiera Namu Myohorengekyo è l’essenza stessa del Sutra, la vera realtà di questo mondo, il sentiero che l’intera umanità dovrebbe seguire.
Nel frattempo, lo shogunato di Kamakura aveva deciso che Nichiren non doveva essere perdonato. Non essendo riusciti ad ucciderlo nell’incendio di Matsubaga-yatsu, Hojo Shigetoki e suo figlio Nagatoki senza alcun processo e senza alcuna ragione valida, esiliarono Nichiren Daibosatsu nella Penisola di Izu.
Giunto innanzi alla barca che lo avrebbe condotto a Izu, Nichiren Daibosatsu fu raggiunto da Nichiro, il suo discepolo più giovane, che implorò affinché gli fosse concesso di seguire il suo maestro. Fu violentemente gettato in terra da uno degli ufficiali e il permesso gli venne negato. Nichiren aiutò il giovane monaco ad alzarsi e lo rassicurò, spiegandogli che il Buddha profetizzò che durante l’Era di Mappo, coloro che propagano l’insegnamento del Sutra del Loto saranno colpiti da spade e bastoni e che dovranno subire l’esilio. Era il 12 Maggio 1261.
Erano circa le 4 del pomeriggio, quando Nichiren Daibosatsu fu sbarcato sulla scogliera di Manaita, tra la penisola di Izu e quella di Ito, ad una certa distanza dalla spiaggia. Sarebbe stato possibile raggiungere la riva in caso di bassa marea, ma sfortunatamente l’alta marea era già avanzata e la maggior parte degli scogli erano sommersi dalle acque. Nichiren si trovava nuovamente in pericolo ma, grazie all’intervento di Yasaburo, un pescatore che si trovava sulla via di casa, riuscì a salvarsi e ad arrivare ad Izu sano e salvo. Questa fu la prima delle quattro grandi persecuzioni che Nichiren Daibosatsu affrontò nel corso della sua vita.
Durante l’esilio, Nichiren trovò riparo presso la dimora di Yasaburo e di sua moglie. Essi si convertirono alla fede e il profondo senso di gratitudine nutrito dal Grande Santo nei loro confronti è ampiamente dimostrato dalle lettere che gli scrisse successivamente, nelle quali arriva a paragonarli ai suoi genitori con i quali, sicuramente, dovevano aver avuto un legame in una passata esistenza: “Che i miei genitori siano rinati nel luogo chiamato Ito Kawana, a Izu? O forse è il Buddha Shakyamuni che è rinato qui per aiutarmi?”.
Nichiren era anche preoccupato per la ‘scarsa fede’ nutrita dal sovrintendente locale Ito Tomotaka. Quando Tomotaka cadde malato, Nichiren Daibosatsu pregò ferventemente il Sutra del Loto facendo appello alla forza della sua fede. Fu in quell’occasione che il sovrintendente, per gratitudine, donò al Grande Santo una statua raffigurante il Buddha Shakyamuni. Nichiren non si separò mai da quella statua per tutta la durata della sua vita.

Fu proprio a Izu che il Grande Santo formulò le Cinque Guide per la Propagazione del Sutra del Loto. La sua gioia aumentava sempre di più, poiché era consapevole che stava ‘leggendo’ il Sutra del Loto con il suo corpo; era stato esiliato perché stava propagando il Sutra del Loto. Per Nichiren questo equivaleva a praticare il Sutra 24 ore al giorno, sia mentre era sveglio che durante il sonno, sia che stesse camminando o che stesse fermo. Egli disse: “La mia felicità è inesprimibile poiché il Buddha affermò che chiunque avesse diffuso il Sutra del Loto sarebbe andato incontro a numerose persecuzioni”.
Nichiren aveva ormai capito che le profezie del Sutra del Loto si applicavano perfettamente alle sue esperienze e alla sua missione e realizzò che molte altre persecuzioni lo avrebbero colpito in futuro: tutta la sua vita era scritta nel Sutra del Loto. “Nel Capitolo xiii del Sutra del Loto, Incoraggiamento per la fede in questo Sutra, viene rivelato che nel quinto periodo di cinquecento anni dopo la morte del Buddha Shakyamuni, appariranno i Tre Potenti Nemici della Legge. La nostra epoca rientra proprio nel periodo di cui parla la profezia, e io riesco chiaramente a vedere l’esistenza dei Tre Nemici....Nel Quarto Volume del Sutra del Loto leggiamo: ‘Se odio e gelosia verso questo Sutra abbondano persino durante la vita del Tathagata, quanto peggio sarà il mondo dopo la sua scomparsa!’, e ancora, nel Quinto Volume: ‘In tutto il mondo la persone troveranno molto difficile credere che essi siano contro (la Legge)’. E ancora: ‘Noi non avremo cura per le nostre vite, ma faremo del nostro meglio per il bene dell’incomparabile Legge’; in modo simile, nel Sesto Volume si afferma: ‘Sacrificheremo persino le nostre vite...’ Ciò che possiamo capire esaminando questi passi dell’Hokekyo è che non vi saranno predicatori del Sutra del Loto, a meno che essi non incorrano nell’odio dei Tre Potenti Nemici. Solo colui che causa la loro comparsa è il devoto della Legge, anche se dovesse perdere la vita a causa di questo.”
Le parole di Nichiren ci fanno comprendere che egli aveva consacrato la sua vita alla verità del Buddhismo e che non avrebbe ceduto innanzi a nessun pericolo per il bene della salvezza degli altri, anche se questo avesse comportato un serio pericolo per la sua stessa esistenza.
Nel 1263, Nichiren Daibosatsu venne perdonato e così ebbe fine il suo esilio ad Izu. Le ragioni del perdono non sono chiare, ma il dato di fatto è che Nichiren fu accolto trionfalmente dai suoi discepoli e seguaci. Queste persone erano state duramente colpite e maltrattate durante l’esilio del loro maestro, a molti di essi furono confiscate tutte le proprietà, ma nonostante queste persecuzioni, rimasero fedeli all’insegnamento del Grande Santo e non abbandonarono mai la fede. Quando Nichiren tornò, a dispetto delle persecuzioni subite, i seguaci lo accolsero a braccia aperte e con lacrime di gioia.
Alcuni di essi ritenevano che Nichiren Daibosatsu dovesse moderare il suo atteggiamento nei confronti del governo e degli altri buddhisti dell’epoca. Essi pensavano che si sarebbe potuto propagare la Vera Legge senza entrare in contrasto con le altre credenze.
Ma Nichiren insegna che la condizione necessaria per la salvezza è l’assoluta e unica devozione alla Vera Legge del Sutra del Loto. Il Grande Santo rimase sempre irremovibile e tenace nel denunciare gli errori dei suoi avversari, dei potenti e delle autorità religiose del tempo, mentre sapeva essere gentile e persuasivo nei confronti dei suoi seguaci e della gente comune. Nichiren riuscì sempre a combinare questi due aspetti del suoi insegnamento, shakubuku, la correzione delle idee errate nei confronti del Buddhismo, e shoju, l’indicazione e l’incoraggiamento a ricercare la verità del Sutra del Loto. Spesso Nichiren utilizzò shoju e shakubuku assieme, incoraggiando e ammonendo allo stesso tempo, desiderando avviare i suoi seguaci alla fede più pura e sincera. Nel suo scritto Ji-Hokke Mondo-sho, elaborato nel 1263, afferma: “Se vuoi raggiungere la Buddhità in questa stessa esistenza, devi abbandonare lo stendardo della superbia, gettare via il bastone del risentimento e credere con tutto te stesso nell’Unica Legge. Fama e profitto non sono altro che vanità di questa esistenza....Se cadi in un abisso e qualcuno getta una corda per salvarti, dovresti forse evitare di prendere la corda poiché dubiti della forza di chi dovrà tirarla? Il Buddha non ha forse detto “Solo io sono in grado di salvarli e di proteggerli (gli esseri viventi)”? (Sutra del Loto, Cap. III). Questo è il potere! Non è stato forse insegnato che la fede è l’unica porta che conduce alla salvezza? La corda esiste! Colui che esita ad afferrarla e non recita il Daimoku, non sarà mai in grado di arrampicarsi lungo le pareti del precipizio che conduce all’Illuminazione.... Potrebbe mai trascorrere anche una sola stagione senza pensare alla compassionevole promessa “Sto pensando costantemente a voi”? Potrebbe un solo mese passare senza che noi onoriamo l’insegnamento, secondo il quale non esiste nessuno che non è in grado di ottenere la Buddhità?....Credi fermamente in Namu Myohorengekyo, e cantalo, e invita gli altri a fare lo stesso. Questa è la tua missione in questa vita.”
Nell’autunno dell’anno seguente (1264), mentre Nichiren stava continuando la sua missione per propagare il Sutra del Loto, gli giunse la notizia della grave malattia che aveva colpito sua madre. Il Grande Santo si mise subito in viaggio per raggiungere il suo villaggio natale, per rivedere sua madre e pregare per lei. Quando arrivò a casa, la donna sembrava morta. Nichiren, tuttavia, non si perse d’animo e cominciò a pregare ferventemente perché potesse tornare in salute. La sua preghiera si mostrò efficace, la sua richiesta venne esaudita; lentamente, l’anziana madre si riprese dalla malattia. La guarigione della madre non fu solo motivo di grande gioia da parte di Nichiren Daibosatsu, ma anche di profonda riflessione: era ormai evidente che il Daimoku da lui propagato era in grado di salvare le persone da ogni tipo di sofferenza.
Dopo la guarigione della madre, Nichiren decise di andare a trovare il suo vecchio maestro, Dozen. Nichiren aveva sempre desiderato convertire il suo maestro al Vero Insegnamento, ma Dozen si era sempre mostrato insensibile alla predicazione del suo pupillo, sin dai tempi del primo sermone nel Tempio di Kiyozumi. Dozen era rimasto fedele alla pratica del Nenbutsu e dell’esoterismo Shingon. Nichiren Daibosatsu visitò l’anziano abate, spiegandogli le proprie convinzioni ed esprimendogli calorosamente e teneramente il suo desiderio riguardante la conversione del suo maestro alla Vera Legge del Sutra del Loto. Ma sfortunatamente, Dozen era troppo vecchio e stanco per abbandonare le sue vecchie credenze. Egli apprezzò molto le attenzioni del suo discepolo e lo ringraziò calorosamente, confidandogli che molte emozioni contrastanti si erano animate in lui, ma che non si sentiva in grado di lasciare la sua fede per abbracciare l’insegnamento di Nichiren. La mancata conversione del suo maestro fu un grande rimpianto, che Nichiren Daibosatsu nutrì per tutta la vita.

Per Nichiren, la visita al suo villaggio natale fu una sorta di pacifico interludio. Dopo le numerose difficoltà passate, la possibilità di rivedere i luoghi ove aveva trascorso l’infanzia gli aveva dato nuove forze, e l’esperienza avuta con la madre aveva rafforzato la sua convinzione nella sua missione per conto del Buddha.
Ma questo interludio era destinato a finire e nuove oscure ombre si cominciavano a muovere verso di lui. Ovunque Nichiren, l’Apostolo del Dharma, si fosse recato, i demoni avrebbero cercato di ostacolarlo.
Il demone era ora incarnato nella persona del governatore locale, Tojo Kagenobu, che aveva già cercato di uccidere Nichiren al tempo del Primo Sermone di Kiyozumi. Quando il Grande Santo si congedò dal suo maestro, il nemico lo stava aspettando nell’ombra; assieme ad alcuni discepoli e seguaci laici, Nichiren stava attraversando una pineta. Tojo Kagenobu, accompagnato dai suoi uomini sbarrò la strada al monaco e al suo seguito. Nichiren, in uno dei suoi scritti, ci racconta quell’avvenimento: “Le frecce cadevano su di noi come fossero pioggia, e le scintille causate dall’incrocio delle spade sembravano fulmini. Uno dei miei discepoli venne ucciso all’istante, altri due furono gravemente feriti e io stesso fui colpito. Sembrava che non ci fosse via di scampo, ma venni salvato, non saprei dire come. Per questa ragione, la mia fede nel Sutra del Loto divenne ancora più profonda”. La storia ci racconta che Tojo, estratta la sua spada, abbia iniziato la sua carica contro Nichiren, che era disarmato ed indifeso. Nichiren alzò le mani e il cavallo del feudatario si imbizzarrì alla vista del rosario buddhista tra le mani del Grande Santo. Tojo venne disarcionato e si ferì alla testa, e fu costretto ad allontanarsi aiutato dai suoi seguaci. Il fatto che questo agguato fosse stato organizzato da Tojo Kagenobu, un devoto della setta Jodo del Buddhismo Amida, convinse ulteriormente Nichiren Daibosatsu della falsità di questo insegnamento e della veridicità della dottrina del Sutra del Loto. Ma la cosa più importante è che questi avvenimenti avevano rafforzato la sua fede e quella dei suoi seguaci. Ai loro occhi non vi erano più dubbi sull’identità di Nichiren: egli era il messaggero inviato e protetto dal Signore Shakyamuni e dalla Legge Suprema. Nella lettera inviata al Signore Nanjo, Nichiren afferma: “Ci sono molte persone in Giappone che leggono e studiano il Sutra del Loto; ce ne sono altre che, inoltre, vengono attaccate poiché hanno cospirato nei confronti di altri; ma non vi è nessuno che sia stato colpito per via della sua devozione al Sutra del Loto. Inoltre, nessuno degli uomini che hanno avuto fede in questo Sutra qui in Giappone, ha mai realizzato ciò che viene dichiarato nell’Hokekyo; l’unico che ha veramente vissuto il Sutra del Loto sono io, Nichiren, che ho messo in pratica i versi “Noi non avremo cura delle nostre vite, ma faremo del nostro meglio per il bene dell’Incomparabile Via”. Per questa ragione io, Nichiren, sono l’unico, supremo, missionario del Sutra del Loto.”
Nei quattro anni seguenti, Nichiren si adoperò in un intenso lavoro missionario, viaggiando nelle provincie orientali. E’ interessante notare che la maggior parte delle persone che si convertirono al suo insegnamento erano persone comuni e non monaci. Tra i nuovi fedeli vi erano samurai e governatori locali. La maggior parte di essi rimanevano laici, ma a volte i loro figli o i loro fratelli, dopo un periodo di noviziato, venivano ordinati monaci e aiutavano il loro maestro nella propagazione del Vero Dharma. In questo periodo i credenti aumentarono notevolmente di numero e la religione del Sutra del Loto si impiantò con successo nelle regioni di Awa e Kazusa, che divennero le roccaforti del Buddhismo Nichiren fino ai giorni nostri.


L’Invasione dei Mongoli

Mentre Nichiren Daibosatsu stava mettendo in guardia la popolazione sulla possibilità di un imminente invasione straniera, l’Impero Mongolo si stava preparando alla conquista delle isole orientali. La penisola coreana era già stata soggiogata, ma il governo centrale degli Hojo non aveva ancora capito appieno la gravità della situazione. In ogni caso, nel 1268, un inviato dell’Imperatore Kublai Khan giunse in Giappone ,chiedendo un tributo al suo signore in cambio della salvezza del paese. Questa fu la precisa realizzazione della profezia fatta da Nichiren. Il Grande Santo tornò immediatamente a Kamakura e rinnovò il suo appello al governatore: “Ricordate la profezia che vi feci otto anni fa? Non si è forse realizzata? C’è forse un altro uomo, al di là di Nichiren che può scacciare questo pericolo dal paese? Solo colui che conosce la vera causa degli eventi può prenderne il controllo”.
Sfortunatamente, il suo appello rimase inascoltato; a questo punto, Nichiren Daibosatsu decise di inviare delle lettere agli alti ufficiali del governo, così come agli abati dei grandi monasteri. In queste lettere, egli chiedeva loro di abbandonare le loro pratiche eretiche e di tornare ad abbracciare il Buddha Shakyamuni e il suo insegnamento, il Sutra del Loto; solo in questo modo, ritornando alla Verità, si sarebbe potuto invertire il processo di decadenza e sventare la minaccia dell’invasione mongola. In una lettera circolare dedicata ai suoi seguaci, il Grande Santo spiega: “Dopo l’arrivo dell’ambasciatore dei Mongoli, ho inviato undici lettere ai vari ufficiali e membri del clero. Le persecuzioni cadranno sicuramente si Nichiren e sui suoi seguaci e la sentenza per loro sarà l’esilio o la morte. Non dovete esserne sorpresi. Ho ammonito severamente il governo intenzionalmente, ma solo allo scopo di risvegliare le persone. Nichiren attenderà le conseguenze con compostezza. Non pensate alle vostre mogli, ai figli o alle vostre case; non abbiate alcun timore innanzi alle autorità! Cogliete questa opportunità per spezzare i legami di nascita e morte, e ottenere il frutto della Buddhità!”. In un altro scritto, datato 1271, leggiamo: “Io venni esiliato per via della mia fede nel Sutra del Loto. C’è ancora qualcosa che deve accadere e poi verrò condannato a morte e giustiziato. Ho inviato lettere di rimostranza al governo e al clero, desiderando che ciò avvenisse. La mia vita, ora, ha raggiunto il cinquantesimo anno di età. Perché mai dovrei aspettarmi di vivere ancora a lungo? Desidero dedicare, assieme a voi, questa vita all’Unica Legge del Sutra del Loto, questa vita corporea che si è destinati ad abbandonare in un campo non coltivato...”.


Il Prodigio di Tatsunokuchi

Nell’estate del 1271, quando Nichiren riapparve a Kamakura dopo un periodo di attività missionaria e di riflessione, scoprì che ad attenderlo vi era l’odio implacabile dei buddhisti appartenenti alle sette da lui criticate. Ryokan, l’abate del Tempio Gokuraku-ji, era particolarmente adirato nei confronti di Nichiren, a causa della fierezza del monaco errante e della forza della sua predicazione. Ryokan era considerato uno dei più grandi filantropi dell’epoca, ma Nichiren Daibosatsu sapeva che egli era l’incarnazione di uno dei Tre Potenti Nemici del Buddhismo: i preti rispettati e onorati come santi che, nel timore di perdere fama e prestigio, istigano le autorità a perseguitare i devoti del Sutra del Loto.
Ryokan, infatti, avviò una serie di complotti per far sì che Nichiren venisse accusato di disturbo alla quiete pubblica e che fosse allontanato o imprigionato. Il Grande Santo si difese, chiedendo di poter incontrare Ryokan per un dibattito religioso innanzi ad un pubblico. Ryokan era riverito, sia dalla nobiltà che dalla gente comune, come un grande maestro dell’insegnamento Buddhista, ed era considerato un’incarnazione del Buddha Yakushi, o del Bodhisattva Yakuo, per via delle sue opere in favore dei malati e degli infermi. Un uomo in una posizione di così alto prestigio, abate di un monastero sostenuto dal governo, non poteva scendere tanto in basso da entrare nel vivo di un pubblico dibattito religioso con un monaco mendicante. Fu per queste ragioni che Ryokan si rifiutò di parlare con Nichiren il quale, tuttavia, non smise di condannare gli errori del clero corrotto della sua epoca.
Infatti, durante l’estate, il paese fu colpito da una terribile siccità. Il governo chiese a Ryokan di pregare affinché la pioggia ricominciasse a cadere e i raccolti tornassero a prosperare. Dopo il fallimento di una serie di lunghi e complessi rituali, si cominciò a dubitare dei poteri mistici che normalmente venivano attribuiti all’Abate Ryokan: se egli era veramente un Grande Santo, perché le sue preghiere per la pioggia non venivano esaudite? Nichiren condannò pubblicamente l’ipocrisia di Ryokan evidenziando l’inefficacia delle preghiere che non sono animate dalla vera fede.
Le donne di corte del Clan Hojo erano tutte seguaci ed ammiratrici del monaco Ryokan e, insieme, decisero di complottare contro il nemico del loro protetto. Iniziarono così a calunniare Nichiren in vari ambienti di corte, fino a quando, nell’Ottobre del 1271, il Grande Santo venne chiamato a corte per fornire spiegazioni sul suo comportamento.
Naturalmente, Nichiren accusò i suoi nemici di essere dei bugiardi, e insistette sull’imminenza di una invasione straniera. Tra i presenti, vi era Hei no Saemon, uno dei più importanti servitori degli Hojo, nonché fervente praticante del Buddhismo Amida. Inutile dire quanto grande fu la sua rabbia dopo che ebbe ascoltato la predicazione di Nichiren Daibosatsu. Due giorni dopo, mentre la questione era ancora in fase di discussione, Nichiren inviò ad Hei no Saemon una copia del Rissho Ankoku Ron, assieme ad una lettera nella quale ammoniva duramente il governo per la sua ottusità. La rottura tra il Grande Santo e le autorità era ormai troppo forte per poter essere sanata; il momento più critico della vita di Nichiren Daibosatsu stava per arrivare.
Il mattino di quello stesso giorno, mentre il Rissho Ankoku Ron e la lettera erano ancora in viaggio verso la destinazione, una truppa di guerrieri, capeggiati da Hei no Saemon, circondarono la povera capanna nella quale Nichiren trascorreva la notte. Non appena li vide, Nichiren, che li stava aspettando tenendo tra le mani un rotolo del Sutra del Loto, esclamò: “Guardate gentiluomini, ora quel pazzo di Hei no Saemon sta abbattendo il Pilastro del Giappone!”. Il Grande Santo venne condotto a forza innanzi alla Corte Suprema e fu accusato di alto tradimento. La sentenza venne proclamata immediatamente, e Nichiren fu condannato all’esilio. Tuttavia, la sua vita venne lasciata alla custodia di Hei no Saemon, il suo peggior nemico; Nichiren sapeva che Hei no Saemon non si sarebbe accontentato di vederlo in esilio. Presto sarebbe stato ucciso.
Quella sera, il Grande Santo venne condotto in giro per la città legato ed in sella ad un cavallo, colpevole del “grande crimine di aver propagato il Sutra del Loto”; nella tarda notte, venne condotto a Tatsunokuchi, la Bocca del Drago, il campo dell’esecuzione, a circa due miglia da Kamakura. Dopo aver oltrepassato il Ponte Rosso nel bel mezzo della città, Nichiren ordinò alle guardie di fermarsi. I soldati, sorpresi dall’austerità del loro prigioniero, gli obbedirono domandandosi cosa stesse succedendo. Il Grande Santo scese da cavallo e si rivolse a nord, in direzione del santuario consacrato al Grande Bodhisattva Hachiman. Hachiman era considerato la divinità patrona dei Minamoto, e il santuario a lui dedicato era un maestoso tempio costruito a Kamakura, sede del governo centrale. Fissando il santuario, Nichiren cominciò a parlare con tono fermo e risoluto, tra lo stupore generale dei suoi aguzzini: “O Hachiman! Sei tu realmente un dio? Quando il Grande Maestro Dengyo espose il Sutra del Loto, tu lo onorasti offrendogli una veste... Ora io, Nichiren, sono il solo, l’unico che viva la vita del Sutra del Loto. Non vi è alcuna colpa in me, se non quella di proclamare la Legge del Sutra del Loto, con l’unico desiderio di salvare tutte le persone di questo paese dall’inferno della sofferenza incessante per via delle offese arrecate al Dharma....Quando il Buddha Shakyamuni rivelò il Sutra del Loto, tutti i Buddha giunsero dalle dieci direzioni e un’infinita moltitudine, nella quale erano comprese tutte le divinità e i santi dell’India, della Cina e del Giappone, presenziava alla Grande Assemblea; ognuno di voi giurò di proteggere coloro che avrebbero propagato la Legge. Ora tu dovresti accorrere per adempiere al tuo giuramento; perché non lo fai? .... Quando stanotte, io, Nichiren, verrò decapitato e giungerò nella Pura Terra del Monte della Sacra Aquila, dichiarerò, innanzi al nostro Signore Shakyamuni, che tu, Hachiman, assieme alla Dea del Sole, non avete adempiuto al vostro giuramento. Non hai paura di tutto questo?”.

Dopodiché, Nichiren rimontò a cavallo e proseguì dignitosamente lungo la strada che lo conduceva al patibolo. I soldati che lo stavano accompagnando, erano molto sorpresi, ed ognuno di loro continuava a domandarsi: “Costui è pazzo o è realmente un essere sovrumano?”. La superstizione cominciava a mescolarsi con l’ammirazione; la pietà e la simpatia cominciarono a pervadere le loro menti, mentre si dicevano: “Che audacia, che coraggio straordinario! Questo è il segno di un grande potere!”.
Man mano che il gruppo procedeva lungo la strada, numerosi credenti e seguaci di Nichiren piangevano e si disperavano; alcuni di essi trovarono anche il coraggio di avvicinarsi a lui nonostante la presenza delle guardie. Il Grande Santo salutò ognuno di loro, sia con il silenzio che con una parola di conforto. Il fedele samurai, Shijo Kingo, uno dei principali credenti nell’insegnamento del Sutra del Loto, decise, assieme ai suoi fratelli, di accompagnare il suo maestro fino al luogo dell’esecuzione. Nichiren apprezzò molto il gesto del samurai e la sua dimostrazione di fedeltà e amicizia. La maggior parte dei monaci ordinati da Nichiren vennero arrestati e imprigionati.
Era da poco passata la mezzanotte, quando Nichiren Daibosatsu giunse a Tatsunokuchi. Tutto era pronto per eseguire la condanna; i soldati stavano circondando il patibolo; Hei no Saemon sedeva su una sedia, pronto ad assistere con soddisfazione alla morte del monaco; il boia stava aspettando con la spada sguainata.
Nichiren sedette in terra, unì le sue mani in preghiera, e cominciò a recitare il Daimoku abbassando la testa, in attesa del colpo del boia.
Improvvisamente, mentre in quel luogo desolato risuonava soltanto la voce di Nichiren, il cielo si illuminò di una luce accecante.
“Qualcosa di luminoso, come una palla di fuoco, attraversò il cielo da sud-est a nord-ovest e, in quella luce accecante, era possibile vedere chiaramente il viso di tutti i presenti benché ci trovassimo in piena notte. Il boia cadde in terra; i soldati furono presi dal panico, alcuni fuggirono, altri si prostrarono a terra anche se si trovavano a cavallo”.
Tutto era caduto in preda al caos e l’esecuzione non fu più possibile; Nichiren era sfuggito alla morte in modo incredibile, inaspettato, miracoloso. Egli considerò la sua vita da quel momento in avanti, come una seconda esistenza, la vita dopo la resurrezione. In un suo scritto, elaborato in seguito, esprime il suo pensiero al riguardo: “Un uomo chiamato Nichiren è stato decapitato a Tatsunokuchi il dodicesimo giorno del nono mese dello scorso anno. Il suo spirito volò qui, sull’Isola di Sado; esso scrisse questo lavoro, nel mezzo della neve, nel secondo mese dell’anno seguente, per tramandarlo alla posterità”.

Un’altra lettera, scritta nel 1277, al suo amato discepolo, il samurai Shijo Kingo, ci rivela quanto profondamente egli considerasse quell’avvenimento: “Continuo a ricordare di come tu abbia deciso di seguirmi fino al luogo ove sarei stato decapitato; ricordo la tua disperazione e le tue lacrime mentre tenevi le briglie del mio cavallo. Come potrei mai dimenticarlo? Se tu dovessi cadere all’inferno a causa delle tue gravi offese accumulate nel remoto passato, io non potrei rispondere al richiamo del mio Signore Shakyamuni, anche se egli mi invitasse alla Buddhità; io scenderei sicuramente assieme te nell’inferno. E se tu ed io dovessimo essere nell’inferno, il Buddha Shakyamuni e il Sutra del Loto sarebbero sicuramente assieme a noi”.

Un’altra lettera, sempre destinata a Shijo Kingo, scritta poco dopo la mancata esecuzione di Tatsunokuchi, afferma: “Tatsunokuchi è il luogo ove Nichiren ha rinunciato alla sua vita. Quel luogo è comparabile alla Terra Pura poiché quella vita è stata data per il bene del Sutra del Loto.... Perciò, ogni luogo ove Nichiren si è trovato in pericolo è la Terra del Buddha.... Quando sarò sulla Montagna della Sacra Aquila, io informerò il nostro Signore della tua fedeltà e della tua fermezza nel volermi seguire fino alla morte”.

Le autorità erano perplesse: quale provvedimento dovevano prendere? Quando giunse l’alba, decisero che il prigioniero sarebbe stato inviato a Echi, un villaggio a quindici miglia da Tatsunokuchi. Il Grande Santo giunse a Echi a mezzodì e venne accolto, con grande riverenza, nella dimora del capo locale; i soldati ascoltarono con grande attenzione ciò che quell’uomo straordinario affermava e predicava. Il governo, intanto, infastidito dal fallimento dell’esecuzione, era stato messo ulteriormente in crisi da una fazione di ufficiali, i quali protestavano contro coloro che avevano deciso di mandare a morte Nichiren. Durante la notte seguente, un messaggero giunse da Kamakura, ordinando di prendersi cura del prigioniero. Alla fine, Nichiren venne condannato all’esilio nella remota Isola di Sado, per la quale sarebbe partito il mese successivo.


L’Isola di Sado

Il viaggio verso Sado durò dieci giorni. L’Isola di Sado è un luogo molto freddo e, all’epoca, non era facile giungervi per via delle difficoltà che un viaggio del genere poteva rappresentare. Nichiren aveva avuto modo di riflettere su ciò che gli era accaduto fino ad allora; esaminò attentamente tutta la sua vita, comparandola con le parole del Sutra. Benché ogni passo, ogni avvenimento della sua pericolosa esistenza, era stato esaminato e contemplato alla luce delle profezie dichiarate nel Sutra del Loto, Nichiren non aveva mai avuto l’opportunità di poter meditare tanto profondamente come in occasione dell’esilio nella remota e fredda Isola di Sado. Egli era ora entrato in una nuova vita: la vita dopo la sua resurrezione dall’esistenza umana che aveva dedicato alla propagazione del Dharma. Il devoto del Sutra del Loto non era un prodotto del caso, ma la realizzazione dei voti e delle promesse enunciate nel Sutra stesso. Nichiren Daibosatsu comprese che egli stesso era coinvolto in una relazione vitale con quei Bodhisattva che ricevettero il compito di propagare il Sutra del Loto dal Buddha stesso, e che erano destinati ad incorrere in numerose persecuzioni. Vi sono molte persone che presenziano all’Assemblea del Sutra del Loto e che fanno voto di abbracciare e propagare la Vera Legge. Chiunque essi fossero, Nichiren era stato uno di essi. Questa convinzione appare evidente in una lettera inviata ad uno dei suoi primi credenti, il Signore Toki, scritta il giorno dopo il suo arrivo a Teradomari, sulla strada per raggiungere l’Isola di Sado. Questa lettera è la prima di una serie di testimonianze che evidenziano la consapevolezza da parte di Nichiren che egli era la reincarnazione di uno dei santi della profezia. Dopo un breve resoconto sul suo viaggio, Nichiren espone quello che, secondo la sua intuizione, è il significato ultimo della sua intera esistenza:
“Nichiren è stato bandito ripetutamente ed esiliato per due volte. Il Sutra del Loto proclama che le Verità è universale in ogni età, nel passato, nel presente e nel futuro. (Ciò che rivela nei riguardi del passato è vero nel presente, e ciò che annuncia essere vero per il presente, accadrà ancora in futuro). Per questa ragione, il Capitolo del Bodhisattva Jofukyo, ci narra ciò che accadde in passato e che oggi si realizza nella vita di colui che pratica il Capitolo sulla perseveranza, e vice versa. Per questa ragione, senza ombra di dubbio, colui che sta ora realizzando il Capitolo sulla perseveranza sarà, in futuro, colui che pratica la vita del Bodhisattva Jofukyo.... (Il Capitolo sulla perseveranza ci rivela che, in futuro, nell’Ultima Era del Dharma, appariranno otto miliardi di milioni di Bodhisattva che praticano i loro voti). Ora, nell’era presente, i Tre Potenti Nemici del Dharma si sono manifestati; tuttavia, se nessuno di quei milioni di Bodhisattva fosse apparso, sarebbe come se.... la luna, dopo essere calata, non crescesse di nuovo. Quando le acque sono cristalline, la luna vi si riflette; quando un albero cresce, gli uccelli dimorano sui suoi rami. Nichiren è il vicario di quei Bodhisattva, otto miliardi di milioni di santi, ed è protetto da tutti loro”.

In un’altra lettera, il Grande Santo ci rivela che “Durante i due mesi appena trascorsi dal mio arrivo a Sado, il vento gelido ha soffiato incessantemente e nonostante la neve a volte abbia smesso di cadere, il sole non è mai apparso nel cielo. Il mio corpo è intirizzito dal freddo.... Come ti ho già detto, durante i 2200 anni trascorsi dalla morte del Buddha, nel mondo sono apparsi vari maestri allo scopo di preservare il Dharma, conoscendone il vero significato e adattandolo alle necessità dei tempi. I grandi maestri T’ien T’ai e Dengyo resero ben noti i loro sforzi per la propagazione del Dharma (pronunciando il Daimoku), eppure non lo propagarono. Colui che deve compiere questa missione deve apparire in questo paese. Se è così, potrebbe quell’uomo non essere Nichiren? .... La Legge è apparsa e i presagi sono molto più chiari che in passato. Il Sutra rivela : “Apparvero quattro guide, Jogyo, Muhengyo, Jyogyo e Anryugyo..”.

Nichiren aveva ormai compreso di essere la reincarnazione del Bodhisattva Jogyo (sanscrito Visistacaritra), la Guida dei Bodhisattva apparsi dalla Terra nel Capitolo xv del Sutra del Loto. Da questo momento in poi, Nichiren Daibosatsu ritenne sempre di essere la manifestazione di questo Bodhisattva.

Il luogo ove venne lasciato, era un piccolo santuario abbandonato nel mezzo di un cimitero. La sua abitazione non era ben riparata dal freddo e dal vento e il cibo non gli arrivava regolarmente. Fu un miracolo che sia riuscito a sopravvivere in quelle condizioni di estrema cattività. Nichiren, forse, sarebbe morto, se un altro avvenimento meraviglioso non fosse incorso nella sua esistenza. Abutsubo, un samurai che era stato attendente dell’Imperatore e che era stato condannato all’esilio cinque anni prima, aveva saputo dell’arrivo del Grande Santo sull’Isola di Sado. Abutsubo era un praticante del Buddhismo Amida e conosceva l’inimicizia di Nichiren nei confronti della sua religione. Per questa ragione, decise di uccidere il monaco malvagio; si avvicinò alla sua capanna solitaria e si fermò, aspettando l’opportunità di scorgere l’odiato nemico di Amida Buddha per eliminarlo.
Tuttavia, improvvisamente, dalla capanna echeggiò la voce di Nichiren che recitava il Daimoku del Sutra del Loto; attratto dal suo canto, il samurai decise di entrare nella capanna per vedere quell’uomo e parlare con lui di religione. Abutsubo era un uomo onesto, e non era onorevole per un buddhista e per un samurai, uccidere un uomo senza averlo avvertito di ciò che stava per accadere e senza aver cercato di convertirlo. Quando Abutsubo ebbe parlato con Nichiren, rimase conquistato dal suo insegnamento e dalla sua compassione e venne convertito proprio dall’uomo che aveva tanto odiato. Anche sua moglie decise di abbracciare il Sutra del Loto e, assieme, si presero cura di Nichiren Daibosatsu, fornendogli cibo e riparo. Abutsubo rimase un fedele sostenitore del Grande Santo fino alla morte e Nichiren, come nel caso di Yasaburo, il pescatore che lo aveva salvato dalla scogliera di Manaita, non dimenticò mai quanto il guerriero e sua moglie avevano fatto per lui. Numerose lettere, piene di amore e tenerezza, furono in seguito scritte da Nichiren a questa coppia, a testimonianza della profonda relazione che si era instaurata fra il maestro e i suoi seguaci. Odio e persecuzioni da un lato, ma consolazione e protezione, sia di origini umane che miracolose, dall’altro, avevano contribuito a rafforzare la gratitudine di Nichiren nei confronti del Sutra del Loto e la sua fede nella sua missione di messaggero del Buddha.
Il periodo più duro dell’inverno era ormai trascorso e Nichiren Daibosatsu riceveva diverse lettere dai suoi seguaci. In quel periodo, la neve e il freddo erano diminuiti e il sole splendeva alto nel cielo, riscaldando la povera capanna del Grande Santo; l’esilio non era più solitario e deserto, ma aveva portato Nichiren a fare nuovi proseliti e sostenitori. Ora, il Grande Santo doveva prepararsi a continuare la sua missione, un lavoro che sarebbe stato diverso da quello condotto fino a quel momento. I cinquant’anni trascorsi prima della ‘resurrezione’ erano stati l’introduzione alla parte principale della sua opera missionaria. Qui, sull’Isola di Sado, Nichiren giunse al culmine della sua vita, alla rivelazione completa della profondità del suo insegnamento. Dato che la sua vita era stata una perfetta incarnazione del Sutra del Loto, e che il testo del Sutra stesso era diviso in tre parti, introduzione, apice e trasmissione, Nichiren aveva deciso che anche la sua missione sarebbe stata conforme a questa suddivisione. Stava per rivelare l’essenza stessa del Sutra del Loto, della religione e della vita stessa: il Gohonzon, la rappresentazione dell’universo, il Vero Oggetto di Devozione.

Ora Nichiren Daibosatsu doveva preparare la via per la rivelazione ultima del suo insegnamento, proprio come il Buddha aveva, per lungo tempo, preparato i suoi discepoli prima di rivelare l’essenza (Honmon) del Sutra del Loto. Questa preparazione sarebbe consistita in una precisa esposizione della sua dottrina e di una attenta analisi dei valori dei vari sistemi etici e religiosi. Nichiren raccolse tutte queste osservazioni e dottrine nel Gosho intitolato “L’Eredità dell’Unica Grande Legge di Vita e Morte”, assieme ad un altro trattato, “Insegnamenti sull’Ottenimento della Buddhità da parte delle Piante”. Dopo questi lavori, nel corso dello stesso mese, Nichiren Daibosatsu completò il più importante saggio concernente l’aspetto etico della sua dottrina, nonché sull’entità della sua missione e su quella dei suoi seguaci: “L’Apertura degli Occhi”. Tutti questi Gosho furono completati durante il primo inverno trascorso a Sado; ma come è possibile che le piante possano ottenere la Buddhità? Nichiren ci dice che “La verità è che il Buddha si manifesta attraverso le piante. L’intero universo, nell’essenza, non è altro che il corpo del Buddha”. Nel “L’Eredità dell’Unica Grande Legge di Vita e Morte”, Nichiren Daibosatsu scrive:
“Ciò che io chiamo l’Eredità dell’Unica Grande Legge di Vita e Morte non è nient’altro che l’Hokekyo, il Sutra del Loto della Mistica Legge. Il Sacro Titolo del Sutra del Loto è stato trasmesso dai Due Buddha, Shakyamuni e Taho, al Bodhisattva Jogyo quando essi apparvero nello Stupa dei Gioielli e, dall’eternità, questa Legge è stata ereditata senza alcuna interruzione. ‘Myo’ rappresenta la morte, e ‘Ho’ la vita; la vita e la morte costituiscono l’essenza dei Dieci Mondi, la stessa essenza di ‘Renge’....Tutto ciò che nasce e che muore è la nascita e la morte di ‘Kyo’ (il Dharma), il Loto nella sua realtà ultima.... Quindi, recita Namu Myohorengekyo con la ferma convinzione che i tre sono uno: Shakyamuni, il Buddha che ottenne l’Illuminazione nel remoto passato; il Sutra del Loto, che guida, senza alcuna eccezione, tutti gli esseri viventi alla Buddhità; e noi che viviamo in tutti i reami dell’esistenza. Pronunciare il Daimoku è, quindi, l’Eredità dell’Unica Grande Legge di Vita e Morte. Questa è la chiave essenziale (per la vita spirituale) dei discepoli di Nichiren, la perfetta unione con il Sutra del Loto.... Ovunque Nichiren e i suoi seguaci recitino Namu Myohorengekyo, uniti nello spirito benché separati nell’esistenza....vi è l’Eredità dell’Unica Grande Legge di Vita e Morte. Questa è l’essenza dell’insegnamento di Nichiren. Se ciò dovesse adempiersi, il grande voto della propagazione (del Dharma nell’Ultima Era del Dharma) in tutto il mondo sarà compiuto....
Il Bodhisattva Jogyo comparirà per aprire il cancello della Legge in questi giorni dell’Ultima Era? Il Sutra ci dice che lo farà; tuttavia, accadrà veramente? Il Bodhisattva apparirà oppure no? In ogni caso, io, Nichiren, ho ora compiuto la sua missione.
Qualsiasi cosa possa accaderti, fa sorgere in te una forte fede e prega che tu possa, al momento della morte, pronunciare il Daimoku con consapevolezza e pura fede! Non cercare al di là di questo l’Eredità dell’Unica Grande Legge di Vita e Morte. E’ qui che risiede la verità che afferma che vi è la Buddhità anche nella depravazione e che il Nirvana è anche nella nascita e nella morte. E’ vano abbracciare il Sutra del Loto senza questa eredità di fede!”.

Nichiren Daibosatsu aveva superato molte difficoltà e affrontato numerosi pericoli, e ora si stava accingendo a rivelare il cuore della sua missione. Per quale ragione? Per il bene di tutti gli esseri viventi, anche nel futuro: tutti gli esseri viventi si salveranno. La connessione stessa tra il passato e il futuro è proclamata nella rivelazione dello Stupa dei Gioielli, prima della quale, vennero chiamati i discepoli primordiali del Buddha, i quali fecero voto di propagare il Dharma nelle ere future. Il legame tra il passato e il futuro è Nichiren Daibosatsu stesso: la sua persona è la chiave, la prova dell’efficacia dell’eterno operare del Dharma, che ha le sue origini nel passato senza inizio e che è destinato a permanere per sempre attraverso l’infinito futuro.
Per aprire gli occhi di tutti gli esseri viventi a questa Legge Suprema, Nichiren ritenne fondamentale rivelare la vera relazione esistente tra se stesso e la Buddhità Eterna, incarnata nel nostro mondo dal Signore Shakyamuni e che deve essere realizzata nell’intimo di ognuno di noi. Questa profonda relazione fra il Maestro e i discepoli, tra l’universale e l’individuale è il fondamento dell’insegnamento del Sutra del Loto. Una volta aperti gli occhi a questa relazione originale, l’Illuminazione diverrà una conseguenza naturale.
“Vi sono tre cose che ogni uomo dovrebbe onorare e rispettare: il sovrano, il maestro e i genitori; vi sono tre insegnamenti che dovrebbero essere studiati, il Confucianesimo, l’Induismo e il Buddhismo”. Così comincia il Gosho “L’Apertura degli Occhi”. La chiave di lettura di questo scritto, ovvero l’Eterna Buddhità, permea ogni pagina del lavoro del Grande Santo, così come l’analisi dei vari sistemi religiosi porta alla conclusione che vi debba essere lo stesso principio di riverenza allo stesso Oggetto di Devozione. In accordo con l’insegnamento di Nichiren Daibosatsu, i molteplici insegnamenti esistenti non sono altro che i vari aspetti dello stesso principio universale; quindi, ognuno dei sistemi religiosi incarna una certa verità, mentre gli errori scaturiscono dall’attaccamento ad un particolare punto degli insegnamenti stessi. La Verità viene sfiorata, ma la completa Verità non viene messa a fuoco, come nel caso degli occhi malati che, benché non siano completamente ciechi, distorcono le immagini. La piena apertura degli occhi fa sì che si veda chiaramente la Verità dell’eterna relazione esistente fra noi stessi e la Buddhità Eterna, in cui il Buddha Originale, come rivelato nel Capitolo Juryo, è il Sovrano che protegge i suoi sudditi, il Maestro che conduce i suoi discepoli alla maturità, e il Genitore che dà la vita ai propri figli. Tutti noi siamo, sin dall’eternità, essenzialmente identici all’Eterno Buddha Originale, il Dharma stesso. Quando vengono visti sotto questa luce, tutti gli insegnamenti etici e religiosi, se comparati alla dottrina di Nichiren Daibosatsu, sono i passi preliminari per condurre gli esseri viventi alla verità ultima. Tuttavia gli uomini sono ciechi, o insistono nel tenere gli occhi chiusi, e non sono in grado di osservare l’intera verità sotto questo aspetto.
Il Confucianesimo, essendo un sistema di etica umana, limita questa visione di relazione al lato visibile della vita umana. L’Induismo, venerando Brahma o Vishnu come Dio Supremo, si spinge lievemente oltre il nostro mondo, ma vede ancora in questi dèi l’Oggetto di Devozione. Esistono sicuramente dei meriti in questi sistemi, ma, dopo tutto, essi sono ciechi, o parzialmente ciechi, rispetto a ciò che presiede al fondamento stesso delle relazioni umane e della devozione religiosa. Il Buddhismo apre i nostri occhi spirituali al Buddha, il nostro Maestro, benché molti buddhisti abbiano ‘troppa polvere sugli occhi’ per vedere la sua vera natura e la nostra relazione nei confronti del Dharma. Nichiren Daibosatsu criticò molto duramente queste forme distorte di buddhismo, e mostrò ancor meno clemenza nei confronti delle altre religioni. Il Grande Santo insegnò che la religione non deve fermarsi a dei vuoti rituali o a formule astratte lontane dalle necessità della gente comune. Onorare il Buddha e praticare la Legge da lui esposta non rappresenta solo una cerimonia o un rituale religioso, ma significa vivere nella nostra vita la verità rivelata nel Sutra del Loto. Noi siamo sempre stati uniti al Dharma, ma, fino ad ora, siamo stati ciechi e non siamo riusciti a percepirlo, proprio come il figlio che non riconosce il padre nella parabola del Sutra del Loto. Se ci risvegliamo a questa relazione eterna e fondamentale, saremo sicuramente in grado di ottenere la Buddhità, poiché il Buddha, che ha ottenuto l’Illuminazione nel remoto passato, si sta continuamente manifestando per condurci alla Buddhità:

“Ora tutto questo triplice mondo
è il mio dominio;
E gli esseri viventi in esso
Sono tutti miei figli.
Tuttavia l’esistenza
è piena di dolore e sofferenza;
Solo io sono in grado di
Salvarli e di proteggerli.”
(Sutra del Loto, Cap. iii)

“Da quando ottenni la Buddhità...
Ho incessantemente predicato la Legge
E ho istruito innumerevoli esseri viventi,
Conducendoli sulla Via dei Buddha;
Innumerevoli eoni sono trascorsi in questo modo”.
(Sutra del Loto, Cap. xvi)

Il punto sul quale Nichiren insisteva era: esiste qualcuno, nell’era presente, che pratichi la vera essenza della religione buddhista? Per trovare una risposta a questa domanda, il Grande Santo riesaminò attentamente i versi della perseveranza nel Capitolo xiii. I Tre Potenti Nemici, ovvero i laici malvagi, i monaci perversi e gli ipocriti onorati come santi, si erano incarnati nei suoi persecutori. Le persecuzioni erano scese su di lui una per una, proprio come profetizzato nel Sutra del Loto; tutti i pericoli e le difficoltà che i Bodhisattva della Terra, i discepoli primordiali del Buddha, avrebbero dovuto affrontare (maltrattamento e derisione, percosse con spade e bastoni, esilio e condanna a morte) si erano manifestati nella vita del Grande Santo. Nichiren stesso era il Vero Buddhista, l’uomo che aveva realizzato le profezie riguardanti l’Ultima Era del Dharma. Nichiren è il messaggero , il Discepolo Primordiale del Buddha Originale. Primordiale, e quindi eterno, dal passato della Cerimonia del Sutra del Loto, al futuro dell’Ultima Era del Dharma, egli è la guida, il salvatore delle ere a venire. Nichiren Daibosatsu è l’uomo che ha ‘letto’ il Sutra del Loto con la sua stessa vita.

“Che gli dei celesti ritirino la propria protezione, che tutti i pericoli si abbattano su di me, anche in queste condizioni, io dedicherò la mia vita a questa causa.... Tradire il Sutra del Loto significa cadere nell’inferno della sofferenza incessante. Io rimarrò fedele al mio grande voto. Che io possa affrontare ogni minaccia e ogni tentazione. Se qualcuno dovesse dirmi: ‘Tu potresti ascendere al trono del Giappone se solo tu abbandonassi il Sutra del Loto e abbracciassi il Sutra Amida’ oppure ‘I tuoi genitori saranno giustiziati a meno che tu non reciti il Nenbutsu’, non mi convincerebbe, e mai sarei persuaso dalle sue parole, a meno che i miei principi non venissero refutati da un saggio. Qualsiasi altro pericolo sarà come polvere in una tempesta. Io sarò il Pilastro del Giappone; io sarò gli Occhi del Giappone; io sarò il Grande Vascello del Giappone!”

Il governatore dell’Isola di Sado era attratto dal carisma di Nichiren e decise di proteggere il Grande Santo durante il suo esilio. Sua moglie e suo figlio si erano convertiti e lui stesso era profondamente interessato al suo insegnamento. Permise a Nichiren di dimorare in una casa a Ichi no Sawa, un luogo riparato tra le colline, che divenne il punto centrale della sua propaganda sull’isola. Molte persone si recavano ad ascoltare gli insegnamenti di questa persona straordinaria. Nichiren ebbe modo di meditare profondamente sulla sua vita, cosa che gli permise di vedere le difficoltà affrontate sotto un altro punto di vista. Esse erano senza dubbio una retribuzione karmica per via delle sue gravi offese arrecate alla Legge sin dal più remoto passato. In una lettera scritta un mese dopo il completamento de “L’Apertura degli Occhi”, ci spiega: “La ragione per cui Nichiren soffre così tanto è da ricercare in cause remote. Come è affermato nel Cap. xx del Sutra del Loto, tutti i maltrattamenti e le persecuzioni caddero sul Bodhisattva per via del suo karma passato. Quanto peggiore sarà, allora, il caso di Nichiren, un uomo nato in una famiglia di fuoricasta di così basso ceto sociale e di grande povertà! Benché il suo spirito gioisca per via della fede nel Sutra del Loto, il suo corpo non è altro che la combinazione di due fluidi....Per via della sua fede nel Sutra del Loto, non vi è paura nemmeno davanti a Daibonten e Taishaku, ma il suo corpo è pur sempre un corpo animale. Non è senza una ragione che gli altri detestino quest’uomo, poiché vi è un grande contrasto tra il corpo e lo spirito.....Chi è in grado di ricordare perfettamente le offese arrecate alla Legge nelle sue vite precedenti?.... Il karma passato è inafferrabile. Non è forse battendolo e temprandolo con il fuoco che il ferro diventa una spada tagliente?....Il mondo è pieno di uomini che offendono il Sutra del Loto, e così sono coloro che ora governano questo paese. Ma io, Nichiren, non sono forse stato uno di loro? Tutto questo non è forse dovuto alle mie offese accumulate tradendo la Verità? Ora che l’intossicazione (del cattivo karma) è finita, io sono come un alcolizzato che, avendo colpito i propri genitori mentre era ubriaco, essendosi ripreso si pente dell’offesa arrecata. Il karma è difficile da espiare in una sola volta.... Se i governanti e le persone non mi avessero perseguitato, come avrei potuto alleggerire la mia retribuzione karmica accumulata offendendo la Legge?”
Nichiren Daibosatsu applicò questo stesso principio ai suoi seguaci. Nessuno è privo della Natura di Buddha, che è latente nei più profondi recessi del nostro spirito; ma, in modo simile, nessuno è libero dalla colpa di aver offeso la Legge. Con la sua fede e la sua missione nella propagazione del Sutra del Loto, Nichiren fu in grado di alleggerire la retribuzione karmica e di liberarsi dal karma negativo. Le persecuzioni sono una normale conseguenza della pratica di coloro che si adoperano per il bene del Dharma: qualsiasi esistenza non è una questione individuale, ma è il risultato del karma collettivo, condiviso da tutti coloro che sono nati nello stesso reame d’esistenza. Sia i persecutori che i perseguitati condividono lo stesso karma collettivo accumulato in passato e, di conseguenza, condivideranno anche lo stesso destino in futuro, ovvero l’ottenimento della Buddhità. Le accuse di Nichiren nei confronti della malvagità e del vizio del clero erano, al tempo stesso, la purificazione del suo stesso karma, probabilmente simile a quello di coloro che stava accusando. “Quindi”, dice Nichiren esortando i suoi discepoli, “credete in me ed emulate il mio spirito e il mio lavoro, con fede ferma nel Maestro, che è il salvatore e la guida! Lavorate uniti, uniti nella stessa fede! Così, potremo ottenere la liberazione dal karma negativo per noi stessi e per tutti gli esseri viventi, poiché condividiamo lo stesso karma collettivo”.


Il Vero Oggetto di Devozione

Verso la fine dell’anno nel quale Nichiren era stato esiliato, i Mongoli inviarono una flotta di navi contro il Giappone, causando nel popolo e nel governo caos e paura; nell’anno successivo, l’Imperatore dei Mongoli inviò un’altra ambasciata per discutere con i leader del governo giapponese. Queste difficoltà causarono una serie di litigi interni nel Clan degli Hojo, i cui membri cominciarono ad uccidersi l’un l’altro. Nichiren Daibosatsu interpretò i problemi degli Hojo come il risultato delle ingiustizie da loro perpetrate contro di lui. Anche se gli eventi gli stavano dando ragione, Nichiren non poteva gioire, poiché la preoccupazione per il futuro dei giapponesi non gli dava pace. Inoltre, il Grande Santo doveva prepararsi per preservare la sua dottrina ai posteri: con la recitazione del Daimoku era stata stabilita la pratica essenziale, una forma di spiritualità in grado di essere abbracciata da tutte le persone dell’Ultima Era del Dharma. Nichiren aveva anche chiarito chi fosse realmente il Buddha e rivelato la relazione esistente tra il Buddha e noi tutti. Tuttavia, l’oggetto di culto non era ancora stato definito chiaramente. Il Buddhismo di Nichiren Daibosatsu insegna che la Legge, o Dharma, è il fondamento mistico di ogni forma di esistenza; di conseguenza, l’oggetto di culto non è un dio personale, né il Buddha storico, né tantomeno un qualche altro genere di divinità; niente, insomma, che possa esistere separatamente da noi stessi. Questo oggetto di culto, rivelato nell’Insegnamento Essenziale (Honmon) del Sutra del Loto, deve essere concretizzato in una forma tale da permettere, anche al meno saggio dei praticanti, di contemplare il Dharma Eterno, la quintessenza stessa della realtà.
Se questo oggetto di culto fosse stato rappresentato nella forma di un’immagine, ad esempio quella del Buddha Shakyamuni, sarebbe immediatamente sorta un’opinione errata, ovvero che la persona è separata dalla Legge che incarna. D’altro canto, il Buddhismo di Nichiren Daibosatsu non insegna la venerazione di una verità astratta, ma della vita presente in ognuna delle forme di esistenza, umane o meno.
Per questa ragione, l’oggetto di culto doveva unire la Legge e la Persona in una rappresentazione concreta che potesse essere considerata il vero e unico Gohonzon, il Vero Oggetto di Devozione.
Per descrivere esaurientemente cosa fosse il Gohonzon e come lo si dovrebbe rappresentare, Nichiren Daibosatsu scrisse il Kanjin Honzon Sho, ovvero “La Contemplazione Spirituale del Vero Oggetto di Devozione”. Il Sutra del Loto insegna che ogni essere vivente esiste e sussiste in virtù delle inesauribili qualità che sono inerenti in ognuno. Per quanto nobile e sublime possa essere l’oggetto di culto, esso rimarrà un idolo o un’astrazione, se noi stessi non siamo partecipi della sua suprema esistenza e non realizziamo in noi stessi le sue eccellenti qualità. Per questa ragione, Nichiren ci insegna che la devozione significa realizzare il Gohonzon con tutte le sue manifestazioni, nella nostra introspezione spirituale prima, e nella nostra vita e nelle nostre azioni poi.
La pratica dell’introspezione viene realizzata tramite la meditazione religiosa. Questo, tuttavia, non significa necessariamente che dobbiamo imparare una contemplazione spirituale complessa e misteriosa come la maggior parte dei buddhisti; la realizzazione del Gohonzon può essere ottenuta recitando il Daimoku sinceramente e onestamente contemplando con rispetto e gratitudine il Vero Oggetto di Devozione realizzato da Nichiren Daibosatsu. Ma cos’è di preciso l’Oggetto di Devozione? Come è stato rappresentato? Nichiren stesso ce lo rivela nel suo “Il Vero Oggetto di Devozione”, compilato nel 1273:
“L’Oggetto di Devozione al momento della trasmissione di Namu Myohorengekyo dal Buddha Originale ai Suoi discepoli primordiali è questo: Myohorengekyo è posto al centro dello Stupa dei Gioielli, che è sospeso in cielo sul mondo saha, la terra del Buddha Originale. Seduti nello Stupa, alla sinistra e alla destra di Myohorengekyo vi sono il Buddha Shakyamuni e il Buddha Taho. I principali attendenti del Buddha Shakyamuni sono i quattro bodhisattva, guidati da Jogyo, mentre Monju, Miroku e gli altri Bodhisattva sono seduti più in basso, nel ruolo di attendenti dei quattro Bodhisattva. I Bodhisattva maggiori e minori che sono stati convertiti dalle manifestazioni del Buddha, o che sono giunti da altri mondi, mirano dal basso in alto quei grandi Buddha e Bodhisattva, come le persone ordinarie osservano i nobili di corte. I Buddha provenienti dalle dieci direzioni sono seduti a terra, e non in cielo, poiché essi testimoniano che sono manifestazioni del Buddha Originale, apparso nei loro rispettivi mondi”.

Nichiren concretizzò questa immagine in un Mandala, una rappresentazione grafica della verità del Sutra del Loto; il Grande Mandala rappresenta, per i credenti, il Gohonzon, il Vero Oggetto di Devozione. Al centro del Mandala vi è iscritto il Daimoku, Namu Myohorengekyo, e tutti i Buddha, i Bodhisattva, le divinità, gli esseri umani e non umani, sono posti intorno ad esso. Questo Gohonzon è supremo poiché rivela l’unione perfetta tra la Legge e la Persona, la quale non si limita solamente ai Buddha e ai santi, ma è inerente in tutti gli esseri viventi, compresi quelli che sono soggiogati dalle illusioni.



Ritiro sul Monte Minobu

Mentre Nichiren si trovava in esilio a Sado, un membro del Clan degli Hojo, Tokimori, iniziò a riverire il Grande Santo e a spedirgli doni e lettere di conforto. Sembra che Tokimori avesse un’opinione quasi superstiziosa di Nichiren e che confidasse in lui e nelle sue preghiere per sventare il pericolo dell’imminente invasione mongola. Con il tempo, tuttavia, Tokimori iniziò a nutrire una fede sincera negli insegnamenti del Grande Santo, arrivando al punto di inviargli la sua spada da offrire al Gohonzon, esprimendo così la conversione del suo spirito di samurai al Sutra del Loto. Nichiren Daibosatsu lo ringraziò di cuore e gli dedicò una lettera, animato dal desiderio di aiutare il suo nuovo discepolo a rafforzare la sua fede. In questa lettera leggiamo: “Probabilmente Nichiren è la persona più intrattabile di tutto il Giappone. Io ho gridato a tutti che, poiché Amida, Dainichi, Yakushi e gli altri Buddha vengono onorati e riveriti ancor più dei propri genitori e del proprio sovrano, le tre calamità e i sette disastri che ci colpiscono superano quelli del passato e sono ora più terribili che mai. Io ho ricordato loro in continuazione che finiranno per cadere in rovina, che distruggeranno il proprio paese in questa esistenza e che, dopo la morte, cadranno nell’inferno della sofferenza incessante. Per questo ho subito queste persecuzioni....Poiché io sono l’unico che vive la vita del Sutra del Loto, ho dovuto subire ogni genere di persecuzione ad opera dei Tre Potenti Nemici. Essere diventato seguace di una persona del genere è una cosa meravigliosa; deve esserci una ragione profonda in questo. Rafforza la tua fede, e preparati a raggiungere la Pura Terra del Picco dell’Aquila! Mi hai inviato due spade, una lunga e una corta come offerta....al Sutra del Loto. Le spade, che nelle tue mani erano strumenti malvagi, sono state offerte al Buddha e si sono trasformate in armi del bene....Nella tua prossima vita, queste spade saranno i bastoni a cui appoggiarti. Il Sutra del Loto è il bastone che sostiene tutti i Buddha lungo il sentiero per l’Illuminazione! In particolare, fai affidamento su di me, Nichiren, come se fossi il tuo bastone, il tuo sostegno!....Namu Myohorengekyo sarà la tua guida e il tuo sostegno nel viaggio che ti attende dopo la morte. I Buddha Taho e Shakyamuni, così come i quattro grandi Bodhisattva guidati da Jogyo ti condurranno per mano nel tuo viaggio. Se io, Nichiren, dovessi morire prima di te, non mancherò di venirti incontro....Non posso dire tutto quello che vorrei in questa lettera. Poni la tua fede in tutti gli Shoten Zenjin (i guardiani della Legge)! Procedi instancabilmente sulla via della fede e raggiungerai i tuoi obiettivi!”.

Due settimane dopo che Nichiren Daibosatsu ebbe scritto questa lettera, venne raggiunto dall’ordine di rilascio dall’esilio. Le motivazioni di tale perdono sono incerte, ma probabilmente i governanti cominciavano a nutrire qualche dubbio sulle maldicenze che riguardavano Nichiren. Il verificarsi delle sue profezie e la conversione di Tokimori devono aver avuto un certo peso nella decisione. Il Grande Santo si congedò dai suoi seguaci e lasciò l’Isola di Sado nel mese di Aprile, a circa due anni e mezzo dal suo arrivo.
I suoi avversari religiosi tentarono di aggredirlo sulla via del ritorno, ma Nichiren era protetto da un gruppo di soldati inviati dal governo; grazie a questa scorta riuscì a raggiungere Kamakura senza ulteriori incidenti.
Il ritorno di Nichiren fu un vero trionfo: assieme ai suoi vecchi discepoli e seguaci, che lo accolsero con lacrime di gioia, con la felicità di chi vede esaudita una preghiera espressa continuamente e per lungo tempo, vi erano anche alcuni membri del governo. Essi avevano cominciato a rispettare Nichiren Daibosatsu, ed erano venuti a chiedergli consiglio per cercare di sventare l’invasione mongola. Dieci giorni dopo il suo ritorno, Nichiren fu invitato nell’ufficio del Commissario locale. Era ora dovere di Hei no Saemon, il mortale nemico del Grande Santo, comunicare la buona volontà del Commissario di prestare ascolto ai suoi ammonimenti. Nichiren racconta quell’avvenimento storico in uno dei suoi scritti: “Mi hanno ricevuto tutti con estrema cortesia, diversamente da come mi avevano accolto la prima volta. Alcuni mi hanno posto delle domande sul Buddha Amida, altri sull’esoterismo Shingon, altri ancora sullo Zen. Persino Hei no Saemon mi ha chiesto informazioni riguardanti l’efficacia degli insegnamenti esposti prima della rivelazione del Sutra del Loto. Ho risposto loro citando le scritture. Ad un certo punto, Hei no Saemon, in nome di Sua Eccellenza il Commissario, mi ha chiesto quando si sarebbe verificato l’attacco dei mongoli. Io ho risposto che ciò sarebbe avvenuto entro l’anno....”.

Anche in questa occasione, Nichiren sottolineò fortemente l’importanza della conversione alla dottrina del Sutra del Loto. Egli non era disponibile a nessuna forma di compromesso: la nazione non si sarebbe potuta salvare senza l’abbandono delle pratiche eretiche che offendevano il Buddha e la destituzione dei monaci corrotti e arroganti che rappresentavano il potere spirituale dell’epoca.
Il governo decise di proporgli un compromesso: Nichiren avrebbe ricevuto una cospicua offerta, un alto titolo clericale e la possibilità di erigere un tempio. Ma tutto questo, per Nichiren, suonò come un’offesa al Buddha: non è possibile comprare la salvezza con atti di questo genere. Inoltre, in quel periodo, il Giappone venne colpito da una grave siccità. Il governo decise di chiamare i monaci Shingon per effettuare dei rituali per la pioggia. Quest’ultima offesa convinse Nichiren Daibosatsu a lasciare per sempre Kamakura e a ritirarsi, in un esilio volontario, a Minobu, una località montuosa sul lato occidentale del Monte Fuji. Una possibile ragione di questa sua decisione la possiamo trovare in uno dei suoi scritti: “Sin dall’inizio ero deciso a ripetere le mie rimostranze per tre volte e, se questi tentativi fossero dovuti fallire, mi sarei ritirato”. La prima azione del Grande Santo, volta a cercare di convertire l’intero Giappone, si era verificata nel 1260, con la sottomissione del Rissho Ankoku Ron alle autorità; la seconda nel 1268, al momento dell’arrivo dell’ambasciatore di Kublai Khan, realizzazione di una sua profezia; l’ultima, la terza rimostranza, era avvenuta al suo ritorno da Sado.
Nichiren e i suoi discepoli impiegarono cinque giorni per giungere a destinazione. Il Monte Minobu era proprietà del Signore Hakiri, uno dei samurai che si erano convertiti all’insegnamento del Grande Santo. Nichiren chiese ad Hakiri una capanna, nel bel mezzo della vallata, dove egli avrebbe iniziato la sua vita da eremita con i suoi amati discepoli. Naturalmente, il Signore Hakiri desiderava erigere per il Grande Santo una costruzione più grande, ma Nichiren fu irremovibile.

L’esilio volontario di Nichiren era anche necessario per la trasmissione del suo insegnamento ai posteri. Durante la sua permanenza a Minobu, scrisse il trattato “Le Tre Grandi Leggi Segrete”, nel 1281. Questo trattato inizia con una domanda: Qual’è il significato del seguente passaggio del Capitolo Jinriki (xxi, il Potere Divino del Tathagata)? “Riassumendo, tutti gli insegnamenti del Tathagata, tutti i misteriosi poteri sotto il controllo del Tathagata, tutti i misteri custoditi dal Tathagata, e tutto ciò che è stato realizzato dal Tathagata è stato rivelato ed esplicitamente esposto in questo Sutra”. Questa è l’eredità che venne affidata al Bodhisattva Jogyo e agli altri Bodhisattva Emersi dalla Terra. Questo concetto era stato esposto in vari modi da molti predecessori di Nichiren, ma nessuno di essi aveva interpretato tali passaggi come fece il Grande Santo. Questo perché il tempo non era ancora maturo e, proprio come il Buddha fece prima di esporre il Sutra del Loto, occorreva attendere che le giuste condizioni si manifestassero. Tali condizioni, l’inizio dell’Era di Mappo, erano il requisito indispensabile per la comparsa del Bodhisattva Jogyo. Nichiren chiarì definitivamente il messaggio racchiuso nella citazione del Capitolo xxi: tutti gli insegnamenti, i misteri, ecc., si realizzano nella persona del Tathagata, mentre il Tathagata è l’essere supremo poiché é dotato dei tre attributi della sua personalità. I tre attributi del Buddha sono: la sua entità metafisica (Dharmakaya in sanscrito, Hosshin in giapponese), che è il Gohonzon; la sua entità di suprema saggezza (Sambhogakaya in sanscrito, Hoshin in giapponese), ovvero l’illuminazione spirituale, espressa nel Daimoku; e la sua manifestazione (Nirmanakaya in sanscrito, Ojin in giapponese), la realizzazione della compassione del Buddha, che si concretizza nel Kaidan, il Grande Santuario del Vero Buddhismo. Nichiren aveva già rivelato ed esposto le prime due Leggi Segrete, il Gohonzon e il Daimoku, ora doveva chiarire il significato di Kaidan, la manifestazione della compassione del Buddha. Il Grande Santo stesso ce ne parla in un brano del suo “Le Tre Grandi Leggi Segrete”: “Quando, in futuro, verrà compiuta l’unione tra le leggi dello stato e la Legge Buddhista, e vi sarà completa armonia fra di esse, sia il sovrano che i sudditi vivranno in accordo con le Leggi Segrete. Quell’età dell’oro, così come quelle dei grandi regni del passato, si realizzerà in quest’epoca di degenerazione e corruzione, l’Ultima Era del Dharma. Quando il Grande Santuario sarà completato....sarà paragonabile alla Terra Pura del Picco dell’Aquila. Noi dobbiamo solo aspettare che venga quel giorno....Il Grande Santuario sarà il luogo ove tutti gli uomini dei tre paesi (India, Cina e Giappone) e del mondo intero saranno iniziati ai misteri....e anche le grandi divinità Bonten e Taishaku, scenderanno dai cieli per entrare nel Santuario, ed assistere all’iniziazione”.

Il Kaidan, il Grande Santuario del Vero Buddhismo, il tempio universale per tutti i buddhisti, può essere considerato sia in termini ideali che concreti. Analizzando il Kaidan dal punto di vista spirituale, esso è realizzato ovunque vi siano persone che recitano Namu Myohorengekyo con fede nel Gohonzon; qualsiasi luogo ove vi sia la fede si trasforma nella Terra Pura del Buddha Originale. Il Grande Santuario abbraccia quindi tutti gli esseri viventi e tutto l’universo. Da un punto di vista concreto, il Kaidan, il centro stesso della Terra Pura, andrebbe realizzato in Giappone, il luogo ove le profezie del Sutra del Loto si sono realizzate e dove è comparso il Messaggero del Buddha Shakyamuni. Nichiren era certo che da Minobu, la sua dottrina si sarebbe propagata nel mondo intero, realizzando così la profezia del Buddha e l’avvento della Terra Pura nel nostro stesso mondo.

Nell’autunno dello stesso anno in cui Nichiren Daibosatsu si ritirò a Minobu, si realizzarono le sue profezie. I mongoli invasero le isole occidentali del Giappone, devastandole e massacrandone gli abitanti. Gli invasori, in seguito, si stabilirono a Kyushu, la sede del Governo del Giappone occidentale, rimanendovi per un certo tempo. La popolazione era disperata, e il governo si appellò agli dei, donando cospicue offerte ai santuari Shinto e ai templi buddhisti.
Il Grande Santo, dalla montagna ove era in ritiro, osservava tutto con grande dolore. Tuttavia, la sua fiducia nel futuro rimase sempre incrollabile. Egli era convinto che, in futuro, il suo paese sarebbe stato una vera sorgente di benedizioni per tutta l’umanità. Anche se, attualmente, sia il governo che la popolazione erano nemici del Sutra del Loto, egli confidava nella salvezza futura della sua gente e dell’umanità intera. Nichiren ritenne l’arrivo dei mongoli come una normale conseguenza della condotta dei giapponesi: essi si erano ribellati alla Legge del Sutra del Loto e avevano perseguitato il Messaggero del Buddha e colpito i suoi discepoli. Spesso il Grande Santo, combattuto tra la compassione per la sua gente e l’indignazione per la loro condotta, si esprimeva in questo modo: “Guardate, ora, il pericolo che giunge per mano dei fieri mongoli! Quando occuperanno il palazzo imperiale e massacreranno la popolazione come già fecero nelle isole occidentali, voi chiederete sicuramente l’aiuto di Nichiren! Ma sarà troppo tardi. Pentitevi, e convertitevi alla vera fede prima che giunga l’ora del disastro finale”.
Il 10 Giugno del 1275, Nichiren Daibosatsu completò “La Selezione del Tempo”, nel quale spiega che la pratica buddhista e il suo metodo di insegnamento, devono essere in accordo con il tempo. In breve, il messaggio de “La Selezione del Tempo” è che l’Ultima Era del Dharma è il momento più importante nella storia della propagazione della religione buddhista: l’epoca nella quale sarebbero apparsi i Bodhisattva della Terra. In questa era di degenerazione morale e spirituale, nessun insegnamento, tranne il Sutra del Loto, è in grado di condurre le persone all’Illuminazione. In un passaggio di questo scritto, leggiamo: “Il Signore Shakyamuni proclamò a tutti gli esseri celesti che, nel quinto periodo di cinquecento anni dopo la sua morte, tutte le verità del Buddhismo sarebbero precipitate nell’oscurità, e che il Bodhisattva Jogyo sarebbe comparso per salvare coloro che sono i più corrotti, coloro che offendono la Legge; e che curerà i lebbrosi con la mistica medicina di Namu Myohorengekyo. Potrebbe questa proclamazione essere falsa?....Se questa promessa non è vana, come possono i governanti e la popolazione del Giappone essere al sicuro quando sono caduti nel gorgo della malvagità avendo rimproverato, insultato, colpito e bandito il messaggero del Tathagata e i suoi seguaci, incaricati dal Buddha di propagare il Sutra del Loto? Quando essi mi sentono dire queste parole, mi accusano di lanciare loro una maledizione; tuttavia, coloro che diffondono il Sutra del Loto sono, in realtà, i genitori di tutti gli uomini....Io, Nichiren, sono il maestro e il signore del sovrano, così come di tutti i buddhisti delle altre scuole. Non comprendendo questo, i governatori e la popolazione ci trattano con tanta malevolenza. Come potrebbero il sole e la luna benedirli dando loro la luce? Per quale ragione la terra non dovrebbe rifiutarsi di lasciarli vivere su di essa?....Per questa ragione, i mongoli sono giunti a castigarli. Anche se venissero convocati tutti i soldati delle cinque regioni dell’India e se la Montagna di Ferro fosse fortificata, come potrebbero respingere l’invasione? E’ stato decretato che tutti gli abitanti del Giappone debbano soffrire a causa di questa invasione straniera. Ciò proverà se Nichiren è o meno il vero missionario del Sutra del Loto”.

In un altro brano leggiamo: “Guardate! Allo stato attuale, non ci vorrà molto prima che i Grandi Mongoli inviino le loro numerose navi da guerra, e attacchino questo paese. Allora il sovrano e l’intera popolazione abbandoneranno certamente i santuari buddhisti e shintoisti che sono soliti frequentare ed onorare, e si uniranno a noi nel canto di Namu Myohorengekyo! Namu Myohorengekyo! E, a mani giunte, pregheranno: ‘O Maestro Nichiren, salvaci! O Maestro Nichiren!’”.

Il 16 Marzo del 1276, Dozen, il vecchio maestro di Nichiren Daibosatsu, morì. Nichiren ne rimase profondamente addolorato e scrisse, in sua memoria, “Ripagare i Debiti di Gratitudine”, nel quale rivela che la ragione per la quale iniziò la sua ricerca della Via era la volontà di voler ripagare il debito di gratitudine nei confronti dei suoi genitori e del suo maestro. Contraddire la volontà dei propri genitori o del proprio maestro per seguire la Via del Buddha è il modo migliore per ripagare i debiti di gratitudine. Nichiren aveva cercato di convertire il suo maestro fino all’ultimo momento, e gli dedicò quest’ultimo sermone, pregando affinché potesse udirlo e trarne beneficio anche ora. Nemmeno la morte poteva separare il discepolo dal suo amato maestro.


La Morte di Nichiren Daibosatsu

La robusta costituzione di Nichiren Daibosatsu, che gli aveva consentito di resistere a numerose persecuzioni, al vento gelido e alla neve dell’Isola di Sado, e alla mancanza di cibo sul Monte Minobu, stava cominciando ad affievolirsi sin dal Gennaio 1279. Il Grande Santo si riprese temporaneamente dalla sua malattia grazie alle cure di Shijo Kingo ma, a causa della lunga stagione delle piogge in estate, e del freddo intenso invernale, le sue condizioni di salute peggiorarono nuovamente. L’8 Settembre del 1282, Nichiren Daibosatsu lasciò il Monte Minobu accompagnato dai suoi seguaci. Si era ritirato tra le valli della montagna otto anni prima e, sentendo vicino il momento della morte, aveva deciso di recarsi un’ultima volta nel suo villaggio natale. Il 18 Settembre giunse alla residenza di Ikegami Munenaka, troppo stanco e affaticato per poter proseguire il suo viaggio. Qui scrisse la sua ultima lettera, indirizzata al Signore Hakiri del Monte Minobu; si tratta di un messaggio molto tenero, in cui il Grande Santo esprime tutta la sua gratitudine per la protezione ricevuta da Hakiri durante gli otto anni trascorsi a Minobu. Diede anche precise disposizioni per la cura del cavallo che il Signore Hakiri gli aveva donato per il suo viaggio. Da questo momento in poi, rimase immobile a letto. Per circa un mese, continuò a dare lezioni sul Rissho Ankoku Ron, con il quale aveva iniziato la sua missione e affrontato i primi pericoli. Sfortunatamente, queste preziose lezioni non furono registrate, ma possiamo immaginare il modo in cui il Profeta rivisitasse e reinterpretasse i punti salienti della sua intera esistenza alla luce delle esperienze vissute in più di vent’anni.
I suoi discepoli e seguaci lo assistevano costantemente e il maestro li istruiva sul lavoro da compiere dopo la sua morte. Sei dei suoi discepoli vennero designati come eredi del Dharma: Nissho (1221-1323), Nichiro (1245-1320), Nikko (1246-1333), Niko (1253-1314), Nitcho (1252-1317) e Nichiji (1250-?), e sono chiamati i Sei Discepoli Anziani. Oltre a loro, vi fu un ragazzo di quattordici anni che fu incaricato di convertire l’intera famiglia Imperiale; il suo nome era Nichizo. Le motivazioni di questa scelta non sono chiare, ma probabilmente sono da ricercare nella confidenza che il giovane monaco Nichizo si era conquistato presso il suo maestro. Nichizo divenne un grande missionario del Sutra del Loto nella città Imperiale.
Quando la trasmissione del Dharma fu completata, l’ora di Nichiren era ormai prossima. Nel mattino del tredicesimo giorno del decimo mese nel 1282, circondato da discepoli e seguaci laici, il profeta entrò serenamente nel Nirvana, mentre recitava il Daimoku del Sutra del Loto innanzi al Gohonzon. Quando morì la terra tremò e, benché fosse Ottobre, i fiori di ciliegio del giardino di Ikegami Munenaka fiorirono, dando l’ultimo saluto al Grande Santo Nichiren Daibosatsu.



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