Una pratica assidua

Le Scuole buddhiste hanno variamente interpretato le modalità in cui si esprime la pratica della meditazione. Nichiren Shonin, che la Honmon Butsuryu Shu venera come Maestro (Mahasattva e Bodhisattva) e Guida per i nostri tempi (l'epoca di Mappo o periodo di decadenza del Dharma, Ultimo Giorno della Legge), ha indicato e trasmesso una via contemplativa davvero praticabile da tutti: dai bambini come dagli anziani, da coloro che sono afflitti da disagio fisico, come dai giovani in perfetta salute, dalle persone notevolmente acculturate, come da noi persone semplici.

La pratica, genuina ed efficace, consiste nell'ascolto e nella assimilazione della Dottrina del Buddha unita alla recitazione o invocazione dell'Odaimoku, icona verbale o titolo del Sutra del Loto, preceduta dal termine Namu o meglio, dalla sua contrazione in Nam (che significa devozione e dedizione): Nam-myo-ho-ren-ge-kyo.
Tale formula sacra o mantra, quintessenza del Sutra del Loto, viene recitata con attenzione e devozione, ad un ritmo regolare e sufficientemente sostenuto, come un canto in retto tono, ad alta voce, contemplandone la sacra rappresentazione, il mandala-Gohonzon, custodito negli altari o Gokaidan dei templi e presso le abitazioni dei fedeli.

I caratteri di Namu Myohorengekyo, iscritti al centro dell'icona consacrata, il mandala Gohonzon, rendono realmente presente il Buddha Eterno e Originale Shakyamuni alla devozione dei fedeli. Egli è Uno con il mistico Dharma (Myoho) o Legge, la scaturigine della vita, alla cui sacra energia e potenza, possono così attingere i praticanti, invocando con fede l’Odaimoku stesso. Tutti coloro che lo recitano con cura e rispettosa concentrazione, possono realizzare “qui e ora” una comunione efficace e fattiva con la grande misericordia e saggezza del Buddha, l’Illuminazione o Buddhità, la quale sola purifica il karma negativo accumulato, migliorando così la nostra vita.

Il capitolo X, Hosshi, del Sutra del Loto afferma infatti: “O Yakuo, in qualunque luogo questo sutra venga predicato, dovunque venga letto, dovunque venga recitato, dovunque venga copiato, dovunque esista un rotolo di esso, in ognuno di tali luoghi bisognerebbe erigere stupa ornati dalle sette gemme e costruirli molto alti, maestosi e riccamente decorati. Non è necessario che là vengano conservate le reliquie del Buddha. Per quale motivo? Perché in tali stupa è già presente l’intero corpo del Buddha”.