L’educazione e la ricerca etica e spirituale nella Honmon Butsuryu Shu, un’esperienza

Sono ormai quindici anni che la Honmon Butsuryu Shu è presente attivamente nel tessuto sociale italiano, sopratutto in quello della Regione Toscana.

Il fatto che la HBS faccia parte del Registro Regionale delle Associazioni di Promozione Sociale nel settore culturale educativo e di ricerca etica e spirituale1 , rende ancora più evidente la sua peculiare vocazione di Agenzia pedagogica ed educativa.

La semplicità della pratica buddhista che essa propone ne favorisce la diffusione, indipendentemente da parametri come l’età, stili educativi, scolarizzazione, ceto e dalla cultura di appartenenza.

I bambini, assieme agli adulti, partecipano attivamente al rito e al canto all’unisono dell’Odaimoku. Praticando essi suonano con vigore e soddisfazione i loro hyoshigi2, con i quali provocano un discreto suono. Imitano così, nella postura e nella loro voce, la devozione e la compostezza dei grandi.

Data la facilità e l’immediatezza del canto dell’Odaimoku3, la nostra essenziale pratica meditativa, i bambini trovano implicitamente un sostegno pedagogico e spirituale che permette loro di imparare a gestire, con la presenza dei genitori, le situazioni di disagio proprie dell’eta evolutiva a cui appartengono.

La saggezza dell’Insegnamento del Buddha, lungi dall’essere competenza esclusiva dei colti e dei sapienti, si rivolge piuttosto ai semplici, a chi ha un cuore puro, disponibile ad accogliere e partecipare agli altri e con gli altri, la gratitudine di aver trovato compagni di viaggio e amici spirituali lungo il cammino.

L’amicizia spirituale, che caratterizza le relazioni tra i fedeli della nostra Scuola, non si fonda infatti sulla simpatia reciproca, che può nascere naturalmente per affinità, quanto piuttosto sul convenire assieme dell’efficacia della pratica stessa, sul reciproco aiuto nel praticare a favore degli altri e per gli altri.

L’enfasi si pone nel praticare con il desiderio di dedicare agli altri i meriti di tale azione4 perché tutti, ambiente compreso, possano beneficiare del bene che la purificazione del cuore e dei sensi producono.

Praticare per avere un cuore ed una mente pura e scevra di egoismo è assieme via e obiettivo dell’Insegnamento del Buddha o Dharma.

Scoprire poi la mutua partecipazione alla stessa realtà condivisa fra noi tutti, nell’ambiente, rende la pratica meditativa una Via preferenziale, perché gli animi si accordino assieme per il bene di tutti e del mondo in cui viviamo.

Lungi dall’essere un mero strumento, ideato al solo scopo di ottenere quanto desiderato, la autentica pratica dell’Odaimoku nella HBS, educa al decentramento egoico a favore di una visione del Sé o della personalità come parte della trama di un tessuto onnicomprensivo e integrale, generata dalle relazioni reciproche, in un continuum affettivo e psicologico, sociale e relazionale che si estende alla cura dell’ambiente, non inteso solo come casa abitata in comune, quanto piuttosto come parte integrante e generante il sé, nella continuità quindi fisica, emotiva e naturalmente anche biologica.

Il principio di continuità e non di contiguità, tra sé, gli altri e l’ambiente, è caratteristica fondante e propria del pensiero religioso buddhista, da sempre.

La percezione che tutto è generato, sostenuto ed unito da un’unica Verità5 ed autentica Vita, la cui energia si esprime come compassione e misericordia, allude a Colui che insegna da sempre6 la Via: lo spirito e l’anima del Buddha Eterno Shakyamuni o Myoho.

Lo spirito del Buddha, al di sotto della grandiosa complessità della vita, che a noi insipienti può apparire caotica e priva di congruenza, ci ricorda piuttosto, che è la Sua stessa Vita a scorrere come al di sotto del ghiaccio invernale fa l’acqua dei torrenti.

La linfa divina o spirito ed anima del Buddha Eterno, che tutto genera e nutre in compassione, misericordia ed equanimità, ricorda per certi aspetti la “perfezione” di Dio, di cui il brano evangelico: "Siate perfetti com'è perfetto il Padre vostro che è nei cieli"7 e ancora: “Egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete?”.

La parola ebraica kesed traduce infatti misericordia, intesa qui come compassione, equanimità, la quale definisce Dio come perfetto.

La stessa misericordia che troviamo nel Sutra del Loto8, nella parabola delle piante al Capitolo V. “E come nel caso delle piante e degli alberi, delle boscaglie e dei cespugli, delle erbe medicinali, che si sviluppano in grande varietà, ciascuna con un nome e caratteristiche proprie, crescendo sulle colline e lungo i fiumi, nelle valli, nei diversi terreni di migliaia di milioni di mondi. La pioggia penetra in tutte le piante, negli alberi, nella boscaglia e nei cespugli, così come nelle erbe medicinali, nelle radici, nei fusti, negli steli e nelle foglie di grande piccola o media dimensione. Ciascuna pianta riceve la sua parte e sebbene ognuna sia bagnata allo stesso modo, ciascuna cresce in modo differente dalle altre.

Kassyapa, sappi che il Tathagata9 si comporta nello stesso modo. Egli appare nel mondo come una grande nube che si solleva. La sua voce sonora giunge a tutti gli dei, gli ashura e gli uomini del mondo intero come una nube gigantesca che ricopre migliaia di milioni di terre diverse. Il Tathagata osserva se le capacità di questi esseri viventi sono sviluppate o meno, se essi si sforzano con diligenza o sono pigri. Poi, in relazione a ciò che essi sono in grado di udire, predica
loro il Dharma in una innumerevole varietà di modi, così che ciascuno ne gioisca e possa trarne benefici immensi”10.

Tale visione del reale, esige per sua natura, la modifica della percezione di Sé, da centro del mondo a centro fra centri, di eguale importanza e valore. Favorendo una tale visione omnicentrica e quindi anche olografica della realtà, la parte non si trova certo ad essere subordinata al tutto ma è essa stessa, al contempo, espressione viva dell’insieme e solo in esso trova la sua collocazione, valore, significato, natura e senso.

La dimensione sociale della pratica del Dharma si esprime così nella comunità o Sangha11 e non può essere altrimenti, visti i presupposti. E il Sangha sostiene e nutre ciascuno e tutti, tramite la partecipazione corale alla pratica definita Bodhisattvica o da Esseri-per-l’Illuminazione.

La purezza della fede, che nella nostra Scuola si chiama Kokorozashi, declina così l’attitudine del cuore di ciascuno a porsi in un ascolto attivo nei confronti del Dharma, la Voce del Buddha vivente nel Sutra e nella comunità.

Kokorozashi traduce, nei caratteri, l’immagine del cuore come locus del sentimento, fondamento dell’agire etico, retto e leale, attitudine propria del Bushi12, il nobile d’animo. L’aiuto e il sostegno reciproco, che si esprime nella Via del Bodhisattva, rivela l’essenza stessa del Dharma e del suo valore, perché proprio grazie alla pratica dell’Odaimoku, ciascuno possa trovare il proprio centro in relazione agli altri centri.

Questo fa della HBS una vera ed autentica comunità religiosa, spirituale ed educativa, la cui presenza ha molto da offrire al nostro tempo, caratterizzato dalle crisi dei sistemi culturali, antropologici e politici, economici e spirituali, dai grandi flussi migratorii, dalle grida che superano il clamore del nostro sdegno, dal superamento di labili confini, ormai intesi più come linee immaginarie, anche se strenuamente difese con la forza e spesso la violenza, ma il cui tenue e superato tratto, non riesce ormai più a limitare coloro che si muovono verso occidente, obbligando noi tutti a confrontarci, così, a praticare il Dharma e meditare per guardare con gli occhi del Buddha, i volti di tutti coloro che ci vengono incontro.

Per una pedagogia dell’educazione religiosa

Nella nostra attiva comunità religiosa, la dottoressa Lucia Boncristiani13, grazie alla sua competenza di pedagogista, ha ideato e realizzato del materiale didattico che fa riferimento e prende spunto dai Gohomon o Lezioni di Dharma, che il monaco tiene regolarmente al Tempio per i bambini, assieme ai loro genitori.

Il rev. Ryosei-Shi, insegna abitualmente il Dharma attraverso racconti brevi o storie e grazie all’uso delle immagini che, meglio dei concetti, esprimono l’Insegnamento del Buddha con humor, vivacità e allegria. Perché i bambini possano riflettere e continuare con interesse a dialogare con i genitori anche a casa, sugli insegnamenti ricevuti al Tempio, i sussidi didattici ripropongono le lezioni del monaco, aggiungendo esercizi di prescrittura e scrittura, in modo che la riflessione sul Dharma possa proseguire in modo utile anche dal punto di vista dell’apprendimento scolastico e sia sopratutto divertente.

I sussidi hanno infatti la funzione di aiutare le famiglie a dare continuità alla formazione religiosa, che viene impartita nella nostra Scuola presso ogni Tempio, dal monaco. Imparando così in modo corretto e rispettoso l’insegnamento del Buddha, il Dharma, il materiale didattico permetterà un esercizio adeguato, sia all’età che alla formazione peculiare di ciascun bambino e sarà così di incentivo ai genitori, perché dedichino tempo al prezioso insegnamento della spiritualità e dell’etica del Buddha.

I genitori interessati possono così contattarci scrivendo alla segreteria14, indicando in oggetto: Sussidi per bambini e genitori. Scrivendo poi il nome e l’età del bambino ed eventuali esigenze peculiari, la dottoressa Boncristiani potrà provvedere a preparare il materiale didattico adeguato.

  • 1 Articolazione Provinciale di Firenze, Atto dirigenziale N. 1396 del 29/04/2010, al N. 412, ai sensi e per gli effetti della L.T.R. 42/2002
  • 2 Xilofoni che vengono percossi dai fedeli e a ritmo per favorire la pratica comunitaria
  • 3 L’invocazione ritmica del mantra Nam Myoho Renge Kyo
  • 4 Bodhicitta o Retta intenzione, Eko o trasferimento dei meriti
  • 5 Ichijo, l’Unico Veicolo
  • 6 Il Buddha Eterno Shakyamuni: Kuon jitsujo Shakamuni Nyorai
  • 7 Mt. 5, 48
  • 8 La cui redazione scritta compare tra il I sec. a.e.v. e il II sec. e.v.
  • 9 Il Buddha
  • 10 Sutra del Loto, Cap. V
  • 11 Uno dei Tre Gioielli, gli altri due sono: il Buddha e il Dharma
  • 12 , letteralmente: bu significa "marziale"; shi è l'unione tra il tratto basso orizzontale che indica il numero 1 e la croce il 10: l'unione di questi due segni rappresenta la conoscenza, quindi colui che discerne tutto, l’illuminato.
  • 13 Pedagogista, Coordinatrice pedagogica delle Scuole dell’infanzia del Comune di Firenze
  • 14 segreteria@hbsitalia.it