Odaimoku

La pratica essenziale della Honmon Butsuryu Shu consiste nella recitazione dell’Odaimoku, Nam-myo-ho-ren-ge-kyo, espressione sacra e rituale (mantra), icona verbale, celata nella profondità spirituali del Sutra del Loto e indicata dal Bodhisattva Nichiren Shonin come quintessenza concreta (giap. Ji-ichinen-sanzen) del Sutra del Loto stesso.

Redatto tra il I sec. a.C. e il II sec. d.C. e onorato sin dall'antichità, il Sutra del Loto, è tenuto in altissima considerazione da tutte le tradizioni buddhiste. Al tempo di Nichiren Shonin, intorno al 1200, non vi era uniformità riguardo la sua pratica. Basandosi rigorosamente sugli insegnamenti del Buddha, Nichiren Shonin ha suggerito una pratica contemplativa e attiva, fondata esclusivamente sul Sutra del Loto, tanto semplice quanto profonda, in grado di condurre tutti, senza eccezione, al Risveglio spirituale o Buddhità.

La Honmon Butsuryu Shu, riferendosi alle parole di Nichiren Shonin, ricorda che nella nostra epoca, profetizzata dal Sutra del Loto come l'oscuro periodo di Mappo (la fase di decadenza del Dharma o Ultimo Giorno della Legge), non tutti sono in grado di salvarsi contando solo sulle proprie forze.

A costoro, Nichiren Shonin ha raccomandato infatti la semplice ed efficace pratica della Semina della Buddhità (Giap. Honnin Geshu no Namu Myohorengekyo), l’Odaimoku, come la Via che compendia, include e contiene in sé i meriti che si possono conseguire con la pratica del Dharma.

Tutte le Tradizioni mahayana, indicano infatti nelle Paramita, la Via per conseguire l'Illuminazione; la Honmon Butsuryu Shu, attenendosi al capitolo XVII (Discriminazione dei meriti) e al capitolo XXI (I poteri soprannaturali del Tathagata) del Sutra del Loto, insegna che è tramite un momento di comprensione per fede (Giapp. Ichinen shinge), che i meriti dell’Illuminazione del Buddha Eterno e Originale Shakyamuni, possano essere trasferiti e fruiti anche dalla gente comune, nel momento esatto in cui intuiscono, invocando l’Odaimoku, che sono Buddha in essenza.

Il Buddhismo insegna, per immagini e analogia, che l'animo umano o coscienza (giap. Shiki), sia come ripartita in tre parti: la mente cosciente o Mano-shiki, la Mana-shiki o Manas e l'Alaya-shiki. I cinque organi di senso trasmettono informazioni alla mente cosciente, attraverso la quale operiamo e interagiamo con la realtà. Oltre che dalle mere funzioni percettive, il nostro comportamento quanto il nostro ideare e sentire, sono influenzati dall’interagire della coscienza Mano, dal Manas e dall’Alaya-shiki, che in occidente viene chiamata e definita come memoria implicita. Nella coscienza umana, infatti, esiste come uno strato più profondo del Manas che è l'Alaya-shiki. L'Alaya-shiki, esattamente come in un libro contabile, registra e conserva tutte le esperienze che facciamo nel corso della nostra vita in forma di “semi”, tracce. Tutte le informazioni così contenute nell'Alaya-shiki sopravvivono anche alla morte, ed è per questo che ci riferiamo ad essa come all'eredità karmica (tendenze somato-psichiche) di ogni individuo e della stessa specie umana.


Le esperienze, le idee, i pensieri, le parole, i sentimenti come gli affetti, il comportamento stesso, lasciano segni durevoli o semi nella nostra coscienza; questi contribuiscono a dar forma al destino di un individuo, di un popolo o di una nazione, e sono l’energia spirituale che orienta e dirige in definitiva tutto il corso della vita.

Ecco per semplificare uno schema:

Direzione ▼ : Gengyo kunshuji - ogni azione ed ogni pensiero si trasforma in seme e viene automaticamente posto nell’Alaya-shiki. Gengyo, si riferisce ad ogni nostra attività quotidiana, mentre kunshuji, significa seminare.

Direzione ◄ : Shuji sho shuji - i semi formano il carattere e la personalità dell’essere vivente. Essi si trasformano in energia che influenza il destino, portando alla creazione di nuovi semi.

Direzione ▲ : Shuji sho gengyo - l’energia inconscia nell’Alaya-shiki aiuta la crescita dei semi creando le circostanze attuali, le quali portano a nuove azioni e a nuovi semi.

Ogni azione compiuta, ogni parola proferita, ogni pensiero formulato, diviene un seme che si deposita nell'Alaya-shiki, ove rimane fino a quando le circostanze esterne non ne favoriscono la maturazione. Proprio come il sole, la luce e la pioggia inducono un seme a germinare, così le circostanze esterne portano un seme dell'Alaya-shiki (causa) a trasformarsi in una forma di energia che influenza il futuro di chi lo ha posto (effetto).

Il Buddha ci ha insegnato che la Legge del karma non è una fredda legge meccanica, quanto piuttosto una rigorosa e compassionevole Legge di equilibrio e armonia, di giusta retribuzione etica. Ne consegue che se pensiamo, parliamo e agiamo in modo negativo o peggio, distruttivo, cioè con intenzioni ostili verso il prossimo, noi stessi e l’ambiente in cui viviamo o la vita stessa, il seme che verrà posto nella coscienza Alaya sarà come un seme malato, il quale andrà ad influire l'esistenza stessa in modo sfavorevole. Questi semi patologici, nascosti e annidati nella coscienza danno origine agli Zaisho, impedimenti, ostacoli e difficoltà sul nostro cammino.

Nella Honmon Butsuryushu, lo scopo della pratica è quello di purificarci da questi semi e sradicarli dall'Alaya-shiki. Ma come è possibile compiere una simile opera senza una vigilanza pressoché costante e consapevole di quanto diciamo, pensiamo, agiamo? Rientra poi tale coscienza di sé, nei poteri e nella competenza spirituale dell'uomo comune?

Nichiren Shonin ci risponde in questo modo: "L'ambra attira la polvere, la calamita attira la limatura del ferro. Le nostre colpe sono come la polvere e la limatura del ferro, mentre l’Odaimoku è l'ambra e la calamita. Tenete questo sempre a mente ed invocate regolarmente Namu Myohorengekyo".

Recitare l’Odaimoku con il cuore e prendersi cura del prossimo, della vita, del mondo in cui viviamo e di sé, sono elementi sostanziali della terapeutica spirituale, della filosofia, della Via del Buddha Shakyamuni, che la Honmon Butsuryu Shu desidera offrire ai praticanti di buona volontà, essendo queste le sole azioni meritorie per il conseguimento dell'Illuminazione.
Tutto il Buddhismo può riassumersi infatti, così: “Fate il bene, evitate il male, purificate il cuore e la mente”.