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Messaggio del Budda Eterno Shakyamuni e il Bodhisattva Nichiren

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Queste pagine, che vogliono solo essere una semplice presentazione di cosa sia la Honmon Butsuryu Shu, non offriranno spiegazioni approfondite di Buddhismo, dando per certo che il lettore abbia già una certa familiarità con il Buddha-Dharma e con i suoi concetti fondamentali, ma si vede necessario comunque descrivere brevemente le Quattro Nobili Verità e il senso che hanno, per comprendere meglio il valore e la pregnanza dell’insegnamento del Bodhisattva Nichiren Shonin (1222-1282) per la nostra epoca.

Il termine Buddhismo è stato coniato in occidente per definire un fenomeno spirituale non unitario e di conseguenza caratterizzato da un vastissimo numero di congregazioni religiose, sorte dalla predicazione del venerabile Siddharta Gautama, il grande Maestro indiano conosciuto ovunque con l'appellativo di Buddha, "il Risvegliato".
Dopo la scomparsa del Buddha, la Dottrina da lui insegnata è stata annunciata in tutto il mondo sia dai monaci che dai laici devoti alla meravigliosa e mistica Legge del Dharma o Myoho, la quale è origine e fonte di tutto, la vera entità della vita, la forza e il ritmo che tutto regola in dinamica armonia.

Vediamo quindi oggi una molteplicità di Scuole, di pratiche ed esegesi dell'insegnamento originale del Risvegliato, che però riconoscono tutte, le Quattro Nobili Verità e il prendere rifugio nei Tre Gioielli (il Buddha, il Dharma e il Sangha), come nucleo centrale e basilare, unanimemente condiviso, nonostante la pluralità riferita.
Possiamo poi aggiungere che il variegato fenomeno religioso e spirituale buddhista si suddivide ulteriormente in varie correnti, delle quali il Mahayana o Grande Veicolo e il Theravada o Buddhismo degli Anziani, sono tra le più conosciute anche da noi in Occidente. Varie le differenze tra i due gruppi, sia per il ruolo che riveste il Buddha all'interno della Dottrina, sia per le concezioni antropologiche e cosmologiche teorizzate, come pure per le modalità di vivere e applicare l'insegnamento, al fine di conseguire il Risveglio o Nirvana.

Quattro sono le Nobili Verità (sans. catvaryaryasatyani) che il Buddha Shakyamuni insegnò nel famoso discorso che tenne ai cinque asceti di Sarnath, presso il parco dei cervi, chiamato Isipatana, a Benares. Ecco in breve la sua sostanza.

La Nobile Verità della sofferenza (sans. Dukkha-satya) è la prima delle quattro, ovvero la diagnosi e la constatazione obiettiva che la vita è permeata di ansia, paura, turbamento, imperfezione, insofferenza, malessere. A tale Nobile Verità tutti gli esseri soggiacciono, sperimentando Dukkha nascendo, invecchiando, ammalandosi, morendo; essendo uniti a persone, cose o realtà che essi non amano, separati da ciò che desiderano come bene, non ottenendo in modo compiuto quanto anelano, per il fatto stesso di essere impermanenti.
La Nobile Verità dell'origine della sofferenza (sans. Duhkhasamudaya-satya) è la seconda, ovvero, la causa o eziologia del mal-essere in cui versano i viventi è la bramosia o sete (sans. trishna), il desiderare avido mai sazio, il desiderio smodato e mal diretto (egoistico) che non può trovare mai la pace di una soddisfazione definitiva alle condizioni che detta.
La Nobile Verità della cessazione della sofferenza (sans. Nirodha-satya) è la terza e afferma che è possibile realmente una fine del Dukkha, il Nirvana, il superamento del turbamento di vivere l'impermanenza, il dramma della caducità., una felicità non condizionata da eventi, cose o persone e circostanze.
La Nobile Verità della Via o metodo (sans. Marga-satya), l'Ottuplice Sentiero è la quarta. Seguendo le indicazioni di questa via performativa (che ci trasforma percorrendola) si rende possibile e reale il Nirvana; ecco in cosa consiste:
Retta visione della realtà (constatazione ed accettazione della Legge di causalità, interdipendenza dei fenomeni, produzione condizionata ecc.).
Retto pensiero (impegno attivo e costante ad adeguare la propria mentalità alla Retta visione).
Retta parola (non mentire, non maledire, non calunniare ecc.).
Retta azione (ahimsa: non violenza, non nuocere, non togliere la vita).
Retti mezzi di sostentamento (esercizio etico della professione e che questa rispetti i punti precedenti).
Retto sforzo (impegno risoluto a praticare la Via del Buddha).
Retta consapevolezza (presenza di spirito, coscienza e memoria di ciò che favorisce o nuoce alla propria evoluzione spirituale)
Retta meditazione (pratica meditativo-contemplativa adeguata a persone, luoghi e tempi).


Le Scuole buddhiste hanno variamente interpretato le modalità in cui si esprime la pratica della Via che l’Ottuplice Sentiero indica. Nichiren Shonin, che la Honmon Butsuryu Shu venera come Maestro (Bodhisattva) e Guida per i nostri tempi (l'epoca di Mappo, l’Ultimo Giorno della Legge), ci ha insegnato una pratica contemplativa e attiva assieme, davvero realizzabile da tutti: dai bambini come dagli anziani, da coloro che sono afflitti da disagio fisico, come dai giovani in perfetta salute, dalle persone notevolmente acculturate, come da noi persone semplici.

La fede nel Buddhismo della Semina, secondo Nichiren Shonin, consiste nello studio, ovvero nell’ascolto profondo e nell’assimilazione della Dottrina del Buddha, da mettere quindi in pratica e nella recitazione o invocazione del Daimoku (icona verbale), il titolo del Sutra del Loto, preceduto dalla parola Namu o meglio, dalla sua  contrazione fonetica: Nam, che significa devozione e dedizione, comunione e affidamento alla mistica Legge: Nam-Myo-ho-ren-ge-kyo.

Il Daimoku, contenuto e celato, secondo Nichiren Shonin, nella profondità spirituale degli Otto Capitoli dell’Honmon del Sutra del Loto, viene recitato con attenzione e devozione, ad un ritmo sufficientemente sostenuto e regolare, come un canto in retto tono, ad alta voce, contemplandone la rappresentazione grafica e simbolica scritta in caratteri cinesi su una pergamena, il Mandala-Gohonzon che è custodito presso i templi e gli altari (Butsudan o Gokaidan) familiari dei fedeli.

I caratteri di Nam-Myo-ho-ren-ge-kyo scritti al centro dell'icona consacrata, rendono presente nel simbolo e quindi realmente, lo spirito stesso del Buddha Eterno Shakyamuni del Sutra del Loto: il Dharma o Myoho, la Fonte perenne e la scaturigine della vita, la forza immensa, alla cui energia, compassione, potenza e saggezza, possono attingere i praticanti, semplicemente, invocando con fede il Daimoku in rispettoso raccoglimento.
La pratica assidua permette infatti di realizzare, da parte del fedele, una comunione fattiva e reale con la propria essenza o Natura di Buddha, la vera entità della vita, che il Mandala-Gohonzon, misticamente, materializza. In tal modo, dal profondo dell’animo di ciascuno, sgorga la potente energia della Buddhità, che purifica il karma negativo
accumulato, migliorando così l’esistenza.


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