La fede e la vita quotidiana

Nichiren Shonin ci ha suggerito di effettuare tre prove per verificare e dimostrare il valore concreto che l’Odaimoku ha nella nostra vita quotidiana.
La prima prova, a cui è utile sottoporre la spiritualità cui aderiamo, è quella teorica, la seconda è la prova documentaria-testuale e la terza è la sua reale efficacia verificabile o prova concreta.

L’esame di realtà o prova teorica, consiste nel valutare non solo la qualità e lo spessore del pensiero filosofico e delle teorie psicologiche di un insegnamento buddhista, ma anche di appurare se, nel suo insieme, è una mera credenza, un mito o una superstizione che esiga una adesione fideistica e dogmatica.

La prova documentaria-testuale è relativa invece alle scritture originali o alle opere cui si ispira. Nel caso della filosofia, della psicologia e della pratica buddhista, una particolare indicazione, per dirsi autentica, deve essere coerente e congrua con l’intero corpus dei sutra e con lo spirito delle Quattro Nobili Verità.

Ultima tra le prove, che Nichiren Shonin enfatizzò in modo particolare, è quella empirica. Si vuole così affermare che il Buddha-Dharma (la Dottrina) non si può limitare solo ad verifica razionale e ad una prova documentaria, quanto piuttosto alla sua efficacia nel migliorare, in concreto, la vita di chi lo pratica. In questo senso tale verifica è la più importante delle tre.

Le tre prove non sono un’invenzione di Nichiren Shonin ma sono una indicazione precisa e chiara del Buddha Shakyamuni. Leggiamo infatti, in un brano tratto dalla Predica di Buddha ai Kalama, di non porre fiducia in nulla, tranne in ciò che si esperisce come ragionevole fondato, quindi vero e buono in concreto, dopo attenta valutazione obiettiva:

“Non credete a ciò che avete udito;
non credete alle tradizioni solo perché sono state tramandate per generazioni;
non credete in qualcosa solo perché ne è corsa voce o molti ne hanno parlato;
non credete semplicemente perché vi viene citata
un'affermazione scritta di un qualche antico saggio;
non credete nelle congetture;
non credete in ciò che considerate vero perché vi ci siete attaccati per abitudine.
Non credete semplicemente all'autorità dei vostri maestri e degli anziani.
Dopo osservazione ed analisi,
quando la verità che avete trovato
si accorda con la ragione
e contribuisce al bene ed al miglioramento di ognuno,
allora accettatela,
praticatela
e vivete secondo essa”.

Il patriarca Kaido Nissen Nagamatsu Seifu basò il suo apostolato proprio su quest'ultima prova, il riscontro concreto della pratica.
Esso si manifesta principalmente come assenza di paura, come guarigione dall’angoscia e da gravi disagi esistenziali nella vita del praticante: infatti il male maggiore, presente nell'esistenza di ciascuno, è individuato dal Buddha Shakyamuni come Dukkha, il mal-essere; esso viene superato e trasceso soltanto attraverso la pratica spirituale e l’assimilazione della Dottrina.
L’attività di diffusione del Sutra del Loto da parte di Kaido Nissen Shonin fu aspramente criticata da molti monaci, appartenenti a varie Scuole giapponesi. Essi erano convinti che la missione dei monaci non dovesse essere quella di favorire la credenza in fenomeni inspiegabili o in effetti all’apparenza straordinari. Accadeva di frequente ai praticanti della Butsuryushu che si verificassero guarigioni inaspettate, che si risolvessero problematiche annose, che la vita dei fedeli realmente cambiasse in meglio.

Replicando a quel tipo di accuse, Kaido Nissen Shonin, affermava: "In questa nostra epoca di Mappo vi sono molte persone che non credono nell'esistenza del paradiso o dell'inferno o ad altre dimensioni spirituali della vita. Gli intellettuali non pregano Dio o Buddha e dimostrano la loro insipienza negando valore a quanto non riescono a comprendere con la loro ragione, e non si preoccupano così della prossima vita. Per questa ragione, se si fa esperienza di fenomeni che non hanno una apparente spiegazione scientifica ma sono il risultato della pratica spirituale, anche le persone più ottuse e arroganti, impareranno ad avere fede".

Il venerabile Kaido Nissen Shonin proseguiva così la sua opera di catechesi, insegnando a fare attenzione alle co-incidenze, agli eventi “fortuiti” che accadevano in realtà regolarmente nella vita di quanti praticavano con il cuore il Sutra del Loto.
Goriyaku vuol dire proprio questo: benefici che derivano dal cantare l’Odaimoku e dal praticare la Dottrina del Buddha nella propria vita.
E’importante verificare i cambiamenti che avvengono da quando si comincia a praticare ma è altrettanto necessario che qualcuno ci faccia cogliere e comprendere i Goriyaku ricevuti. La gratitudine nasce spontanea nel cuore delle persone che hanno una fede semplice; i necessari benefici tangibili della fede, hanno anche, se non soprattutto, questa utilità: aprire il cuore alla meraviglia, imparare di nuovo a stupirci, renderci disponibili nuovamente al bene, come fossimo bambini.