Domande frequenti

Il karma
D: Qual'è la differenza fra il peccato originale delle religioni monoteiste e il concetto di peccato nel Buddhismo?
R: Nel Buddhismo le cosmogonie, o descrizioni dell'origine del mondo, non hanno grande valore; vengono infatti presentate con spirito polemico e critico, per superare le opinioni errate in merito. Ci sono invece racconti cosmologici, inerenti alla descrizione degli uomini e del mondo, che hanno come fine quello di far comprendere in che modo il Dharma governa, secondo causa ed effetto, il cammino spirituale dell'uomo e la sua vita. Gli dei che appaiono nei sutra, come ad esempio Brahma, sono entità spirituali evolute e superiori agli uomini, la cui condizione è dovuta semplicemente ai meriti da essi accumulati nelle vite precedenti; anch'essi comunque sono soggetti al karma e alla legge dell'impermanenza.
Il peccato (hobo) e gli impedimenti sul cammino che ne derivavano (zaisho), sono effetti e frutto dell'incapacità dell'uomo di cogliere la verità del Dharma, di non riconoscere la Legge che sola governa la vita e che regola, secondo giusta retribuzione, i pensieri, le parole e le azioni che formuliamo, pronunciamo e compiamo. La malevolenza e l’ostilità umana sono viste come conseguenze dell'ignoranza, del non sapere, del non capire la Legge meravigliosa e non sono interpretate certo come ribellione alla volontà divina.

D: Nelle religioni monoteiste si afferma che verrà un tempo in cui Dio giudicherà il comportamento di ognuno destinando ogni uomo alla salvezza o alla perdizione eterna. Esiste qualcosa di simile anche nel Buddhismo? Il Buddha giudica gli uomini e le anime dei defunti?
R: No, il Buddha non è un giudice e non emette una sentenza condanna, né infligge pene a coloro che hanno compiuto il male. Se esistono degli impedimenti o ostacoli karmici, derivati da azioni, parole e pensieri distruttivi, sarà esclusivamente da questi e non per essi che verremo giudicati. Il giudizio si compie giorno dopo giorno come giusta retribuzione delle nostre azioni. Ogni comportamento, parola o pensiero diviene un seme conservato nella coscienza Alaya, che è come la memoria o una sorta di Dna morale dell’individuo; il patrimonio di questi semi è ciò che viene chiamato karma. Non verremo giudicati per i nostri peccati ma da essi stessi.

D: Alcune persone nascono in circostanze estremamente favorevoli, mentre altre sembrano segnate da un destino inesorabile, dominate dalla sofferenza e dalla sorte avversa. Alcune sono in salute, altre malate. Tutte queste circostanze sono determinate dal karma?
R: Questa è una domanda molto delicata alla quale è estremamente difficile rispondere. I problemi della vita non possono essere liquidati semplicemente con la frase "è il tuo karma" oppure "è il mio karma". Il Buddhismo cerca di offrire delle risposte a questi gravi interrogativi esistenziali con l'insegnamento inerente al karma individuale e al karma collettivo. Il karma collettivo caratterizza intere famiglie, gruppi, società, nazioni, continenti, pianeti e sistemi solari. Il funzionamento del karma è estremamente complesso, ma possiamo dire che l'universo si muove in base all'interazione tra il karma collettivo e il karma individuale, tra la causa esterna presente nell'ambiente, e la causa interna, inerente ad ogni essere vivente. Il Buddha Shakyamuni ci ammonì in merito, insegnandoci che non si deve parlare del karma con leggerezza.

D: Qual’è la differenza fra il karma e il destino?
R: Il karma viene creato dalle azioni, dai pensieri e dalle parole di ogni individuo, mentre il destino è qualcosa di determinato da un fattore distinto dall'uomo, come ad esempio gli dèi o il Fato, o da fattori comunque non soggetti all'umana volontà. Noi riteniamo che il karma passato influenzi le scelte presenti, le quali a loro volta generano il karma futuro.

D: Qual'è il processo che crea il karma?
R: Gli esseri umani interagiscono con il mondo esterno attraverso i cinque organi di senso. Gli organi sensoriali sono le centraline che il cervello utilizza per codificare le informazioni provenienti dall'esterno e dall'interno. Anche la coscienza è considerata un organo sensoriale, ed è conosciuta come il sesto senso.
Come in occidente C.G. Jung e S. Freud, così in oriente il Buddhismo ha elaborato una propria teoria fenomenologia e psicologica, con sue leggi e i suoi corollari. La nostra Scuola, in particolare, riconosce l'esistenza di un continuum esistenziale percettivo conscio-inconscio, chiamato Manas, di cui fa parte
appunto la coscienza. Esiste tuttavia uno strato più profondo e completamente insondabile soggiacente, il quale è chiamato Alaya, la "coscienza-deposito". In essa viene conservata una sorta di memoria spirituale, un Dna morale, di quanto pensiamo e diciamo sulle basi di ciò che percepiamo attraverso i sei sensi. Queste tracce sono chiamate semi. I semi posti nell'Alaya divengono l'energia spirituale che forgerà il nostro futuro, influenzando già la nostra vita presente che quella futura.

D: I semi contenuti nell'Alaya-Shiki si trasmettono anche nella vita dopo la morte?
R: Questa è una domanda molto importante. Dopo la morte, sia i cinque sensi che il Manas cessano di esistere, ma l'energia contenuta nell'Alaya continua ad essere potenzialmente operativa. Le cause che non si sono ancora mutate in effetto si trasmettono quindi nell'esistenza seguente. I semi malati e patogeni, originati da azioni distruttive compiute in passato, causeranno circostanze sfortunate nella vita futura.
L'insegnamento della Butsuryushu parte dal presupposto che ogni essere umano ha un'enorme quantità di karma negativo ereditato dalle vite precedenti e, per questa ragione, incoraggia i propri fedeli a recitare tutti i giorni la "Preghiera di Penitenza" (Sosange-mon), alla quale segue sempre l'invocazione delle sacre sillabe dell’Odaimoku: "Affinché siano cancellate le colpe e gli impedimenti da me accumulati sin dal più remoto passato a causa delle mie offese al Dharma, faccio voto che dall'attuale esistenza corporea fino al mio ottenimento del corpo di Buddha, io custodirò il Gohonzon di Honmon, il Kaidan di Honmon e la Pratica di Honmon..."

Cos’è il Dharma?
D: Qual'è la relazione fra il Buddha, il Dharma e l’Odaimoku?
R: Il Sutra del Loto insegna che, nella loro intrinseca essenza, il Dharma, il Buddha Eterno e Originale Shakyamuni e l’Odaimoku non sono entità separate. Nell'Illuminazione del Buddha, infatti, essi si fondono in un'unica realtà, sono identici. Questo è quanto ci venne trasmesso dal Buddha Eterno Shakyamuni; per questa ragione, Nichiren Shonin affermò che l’Odaimoku, rappresentato nell'aspetto concreto, tangibile e visibile del Sacro Mandala, sia la Realtà assoluta, la Fonte e scaturigine della Vita eterna (Gohonzon).

D: Il Dharma permea anche la coscienza Alaya?
R: Si. La Verità immutabile è presente anche nella nostra coscienza-deposito, ed è conosciuta come ichinen-sanzen. "Ichinen" indica "un singolo istante di vita", mentre "sanzen" si riferisce a "tutti i fenomeni". Quindi, ichinen sanzen significa che tutta la realtà fenomenica è inclusa in un singolo pensiero, persino in un minuscolo granello di sabbia. Invocando l’Odaimoku, l'ichinen sanzen della Buddhità, contenuto nelle profondità insondabili della nostra Alaya, viene attivato, e i semi malati vengono guariti e purificati.

D: Tutte le nostre azioni a carattere distruttivo e persino i nostri pensieri, diventano semi che si raccolgono nell'Alaya? Sono quindi i semi di distruzione e morte spirituale che ci causano problemi, angosce e difficoltà nel corso dell'esistenza?
R: Ogni azione, parola o pensiero lascia una memoria, una traccia, un seme, e questo viene inevitabilmente raccolto nell'Alaya. Collera, odio, ostilità, malevolenza e avversione, in qualsiasi forma, sono la causa dell'accumulo di semi malati. E' tuttavia importante cercare di non vedere soltanto il lato negativo di questo principio. Compiendo buone azioni possiamo creare un buon karma, creando così un destino favorevole per noi e per i nostri cari.

D: Ma allora l'esistenza presente è intimamente connessa alla vita precedente, e il presente è legato alla prossima vita, non è così?
R: Esattamente. Proprio come l'oggi è connesso a ieri, così il presente lo è al domani. E' come se tutto l'universo fosse un grande ordito dispiegato: ogni realtà è intimamente connessa alle altre, attraverso fili non percepibili allo sguardo, qui si fonda la possibilità concreta (non la speranza) di trasformare in meglio la nostra vita.

Sul Mandala-Gohonzon
D: Qual'è la differenza fra il Mandala-Gohonzon, custodito e tramandato dalla Butsuryushu, e il mandala delle altre scuole che si ispirano all'insegnamento di Nichiren Shonin? A prima vista sembra che non vi siano grandi differenze. Per quale ragione, un eventuale appartenente ad un'altra Scuola, interessato a praticare nella vostra congregazione religiosa, è bene che restituisca il mandala con il quale ha sempre praticato e ricevere il Gohonzon della Honmon Butsuryushu?
R: Chiunque voglia far parte della nostra Scuola ricevere un Mandala-Gohonzon che rispetti la tradizione. Vi sono almeno tre importanti ragioni per questo.
Primo: i mandala delle altre scuole non sono consacrati seguendo i precetti ortodossi. Un mandala iscritto e consacrato da una persona che non agisca e non pratichi conformemente all'insegnamento del Buddha, nello spirito del Sutra del Loto, non può essere considerato un Gohonzon.
Secondo: In molti casi i mandala delle altre scuole non hanno ricevuto l'opportuna cerimonia di Apertura degli Occhi. Un mandala che non è stato consacrato mediante questa cerimonia non è un Gohonzon, ma semplicemente una pergamena con iscritti degli ideogrammi e non ha più valore di quanto ne abbia un quadro o una qualsiasi altra opera calligrafica.
Terzo: il mandala deve essere consacrato in accordo con l'insegnamento fondamentale (Honmon Happon) basato sui sacri insegnamenti esposti nei capitoli che vanno dal XV al XXII del Sutra del Loto, dal Buddha Eterno Shakyamuni.
I mandala che non rispondono a questi tre requisiti non sono dei veri e propri mandala-Gohonzon conformi all'insegnamento di Nichiren Shonin.

D: Per quale ragione vi sono delle differenze di stile fra i Gohonzon?
R: Al giorno d'oggi vi sono più di 130 Gohonzon che sono stati unanimemente riconosciuti come autentici, ovvero iscritti da Nichiren Shonin di suo pugno. Questi mandala non sono tutti identici: in alcuni di essi vi sono iscritti i nomi dei Buddha, dei Bodhisattva e delle potenze spirituali di tutto l'universo, alla sinistra e alla destra dell’Odaimoku, che è iscritto al centro. In altri è presente solo e soltanto l’Odaimoku, Namu Myohorengekyo. Lo stile non è rilevante. Il cuore del Gohonzon è l’Odaimoku, che abbraccia ogni realtà.

D: Cosa sono gli Shoten Zenjin?
R: "Shoten Zenjin" è un termine giapponese che significa letteralmente "tutti gli dèi del cielo". Con questa definizione, la nostra Scuola si riferisce a tutte le entità spirituali che appaiono nel Sutra del Loto e che hanno fatto voto di abbracciarlo e proteggerlo. Essi proteggono e sostengono i praticanti del Vero Dharma.

D: Per quale ragione l’Odaimoku ha il potere di guarire i mali dell'uomo?
R: L’Odaimoku contiene i meriti dell'Illuminazione del Buddha Eterno Shakyamuni, un amplissimo potere spirituale che protegge i credenti. Neanche il Buddha può descrivere a parole l'incommensurabile efficacia spirituale del Dharma, così come viene ribadito nel capitolo XXI del Sutra del Loto: "I divini poteri dei Buddha sono talmente inconcepibili, infiniti, illimitati, da andare al di là di qualsiasi pensiero od espressione. Eppure, se con questi miei divini poteri descrivessi i meriti di questo sutra allo scopo di assicurarne la trasmissione, non riuscirei ad arrivare alla fine neanche se predicassi per infinite, illimitate, centinaia di migliaia di miriadi di eoni".

D: Qual'è il significato della "Terra Pura" di cui si parla nel Sutra del Loto e negli scritti di Nichiren Shonin?
R: La Terra Pura è un'espressione analogica e simbolica, ma il termine "simbolo" non deve essere qui confuso con "immaginario". Questa parola viene dal greco symballein, e significa letteralmente "mettere assieme, unire e comporre in uno". In tal senso, simbolo significa una realtà espressa per immagini la quale attualizza concretamente e presenta, in modo misterioso o mistico, qualcosa di cui non sappiamo esprimere la vera natura con le nostre capacità logico-discorsive. In questo senso, la Terra Pura è simbolo di un mistero e allo stesso tempo di un evento reale, ma non esprimibile concettualmente. La Terra Pura è una dimensione di partecipazione all'Assoluto in cui la forma umana viene trasfigurata dall'esperienza dell'Illuminazione.

La Honmon Butsuryushu e le altre scuole Nichiren
D: Nichiren Shonin affermò che itai-doshin (comunione spirituale nella molteplicità degli individui) è un elemento di fondamentale importanza, che i discepoli del Buddha dovrebbero sempre tenere presente. Se è così, qual'è la ragione per cui vi sono varie scuole e sette che si ispirano a Nichiren? Perché non si riuniscono tutte in un unico gruppo?
R: E' indubbiamente una situazione molto delicata e penosa, ma bisogna tenere a mente che la Honmon Butsuryushu è nata per ripristinare l'insegnamento essenziale e autentico di Nichiren Shonin. Se ci unissimo a Scuole, o peggio ancora, a sette che non praticano e non trasmettono gli insegnamenti originari del Maestro, non faremmo che rendere vana la nostra stessa esistenza.

D: In occidente il nome di Nichiren Shonin è strettamente connesso al gruppo buddhista laico conosciuto come Soka Gakkai. Qual'è la differenza principale fra la Butsuryushu e la Soka Gakkai?
R: La Soka Gakkai venera Nichiren Shonin quale Buddha Originale, mettendo in ombra la funzione, il ruolo e l'importanza del Buddha Eterno e Originale Shakyamuni. La Butsuryushu ritiene che Nichiren Shonin sia la reincarnazione del Bodhisattva Jogyo, il primo discepolo del Signore Shakyamuni, che apparve in questo mondo all'inizio del periodo della Fine del Dharma per agire come Suo messaggero

Il Buddha Eterno e Originale e Dio
D: Noi siamo nati in un paese che è culturalmente pervaso dalla tradizione cristiana. Qual'è la differenza fra il Dio cristiano e il Buddha Originale?
R: Il Dio cristiano, a somiglianza di quello dell'Antico Testamento, è un Dio creatore che chiama alla vita l'uomo e la natura, che esiste da sempre, che cerca un dialogo con l'uomo, e che promette la salvezza dal male che l'uomo compie a causa del peccato originale incarnandosi in un uomo, Gesù di Nazareth. Egli è onnipotente, personale e trino al contempo: Padre, Figlio e Spirito Santo. Giudicherà il mondo alla fine dei tempi, premiando i giusti e punendo i malvagi che hanno scelto di schierarsi con l'Avversario, o Satana, il principio opposto all'opera di salvezza, personificazione del male. L'opera di salvezza avviene tramite l'unico mediatore: Cristo, il Figlio di Dio. Il suo sacrificio sulla croce esprime l'amore di Dio e riconcilia così l'uomo col suo Principio; la sua resurrezione è pegno della vita eterna che sarà donata a chi presterà fede alla sua Parola e che troverà compimento solo alla fine dei tempi.
Il Buddha Shakyamuni è un essere vivente che, tramite la propria esperienza, impegno e fatica, è giunto in un tempo remoto, da un passato senza inizio, ad intuire e poi a percepire l'Assoluto celato e nascosto nella comune realtà fenomenica e ordinaria della vita. La comunione che Egli è riuscito a stabilire con la Sorgente della Vita, la partecipazione fattiva con l'inesprimibile principio o Legge che governa l'esistenza, ha fatto di Lui un essere eterno, definitivamente compiuto; Egli presentifica la statura morale, fisica e spirituale dell'Uomo. Non è un creatore, e la durata della Sua vita è per noi inimmaginabile a causa dei meriti che ha accumulato grazie alla Sua pratica spirituale; Egli, raggiunto il Risveglio, si è unito alla Sorgente della Vita, al Dharma, ma la Sua individualità permane e non è confusa in Essa (Dharmakaya). Il Suo corpo umano è stato trasfigurato (Sambhogakaya): ha poteri che noi definiremmo sovrannaturali; Egli sa rendersi presente in molteplici forme e modi a seconda della necessità di chi Lo invoca (Nirmanakaya); la Sua essenza è Sapienza e Compassione, la Sorgente e scaturigine della Vita. Per noi è Maestro, Genitore e Signore, perché ha padroneggiato la realtà impermanente la quale non Lo turba più né lo inquieta, e ha partecipato a noi il mistero della Vita eterna, donandoci la Via della pratica, il farmaco per il male di vivere, l’Odaimoku.

D: Qual'è l'aspetto del Buddha Eterno e Originale?
R: L'uomo sente il bisogno di effigiare e rappresentare l'Assoluto attraverso sculture e icone; è accaduto così anche per il Signore Buddha. Tuttavia, queste immagini non sono che raffigurazioni di quando Egli è apparso (Nirmana-kaya) in questo mondo, con le sembianze di Siddharta Gautama, o delle Sue qualità spirituali (Sambhoga-kaya). Dal momento che il Signore Buddha abbraccia tutte le esistenze, il Suo vero aspetto o spirito non può essere rappresentato con immagini comprensibili dalla mente degli uomini. Nell'Ongi Kuden, uno scritto in due volumi attribuito a Nikko Shonin, uno dei discepoli di Nichiren Shonin, contenente i discorsi sul Sutra del Loto predicati dal Maestro nel corso del suo ritiro sul Monte Minobu, si legge: "L'immagine del Buddha delle Origini non è quella delle statue o delle icone che Lo ritraggono nella forma in cui è apparso in questo mondo".

L'invocazione dell’Odaimoku e la recitazione del Sutra del Loto
E’ possibile ricevere i meriti dell'Illuminazione grazie alla recitazione del testo del Sutra del Loto? Non è forse vero che Nichiren Shonin recitava il Sutra del Loto?
R: Esistono due modi per recitare il Sutra del Loto. Un metodo consiste nel recitare il Sutra ritenendo che questo sia più lodevole dell'invocazione dell’Odaimoku, o che ne abbia lo stesso valore spirituale. La Butsuryushu considera improprio questo modo di recitare il testo del Sutra del Loto.
Il secondo metodo di recitazione del sutra consiste nella sua lettura ad alta voce con rispetto, devozione, gratitudine e gioia, lodando l'eccellente potere dell’Odaimoku. La Butsuryushu è persuasa che questo sia il modo giusto di recitare il sutra. Fra i testi liturgici della nostra tradizione vi sono delle parti estratte dal capitolo XXI, che viene salmodiato ad alta voce dai fedeli. Tuttavia è importante osservare che Nichiren Shonin riteneva che per raggiungere l'Illuminazione fosse necessario invocare solo l’Odaimoku e non il testo del Sutra del Loto. Da colto monaco quale era, leggeva abitualmente ad alta voce il sutra poiché ne aveva una profonda e completa comprensione dello spirito, del contenuto, del testo e la recitazione veniva svolta solo allo scopo di onorare l’Odaimoku, anima e spirito, quintessenza del sutra stesso, non lettera. Salmodiare il sutra senza averne un'adeguata comprensione è una pratica priva d'effetto. La Butsuryushu incoraggia i fedeli a leggere il Sutra del Loto in italiano, e a partecipare ai corsi di studio, alle lezioni di meditazione e approfondimento organizzati e condotti dai monaci, in modo da poter fruire al meglio del valore e della preziosità dell'insegnamento in esso contenuto.

Sulla fede
D: Qual'è la differenza fra il concetto di fede nel Buddhismo e nel Cristianesimo?
R: Credo quia absurdum è una espressione che traduce bene il "salto" di fede a cui sono chiamati i credenti cristiani.
L'uomo, per il Cristianesimo, non può che prestare fede alla Parola di Dio, senza attendersi dimostrazioni concrete della sua veracità ed efficacia. Chiedere ragioni plausibili a Dio della fede è un peccato, poiché l'uomo dimostra così di non fidarsi del Padre e creatore dell'universo. All'uomo viene chiesto l'abbandono totale al mistero della rivelazione offerto nei dogmi di fede, custoditi ed esplicitati nel tempo dalla Chiesa.
La fede raccomandata da Nichiren Shonin e praticata dalla Butsuryushu, differisce notevolmente dalla visione cristiana. Essa è uno dei Tre Armoniosi Poteri:
1) il Potere del Buddha presente nel Gohonzon;
2) il Potere del Dharma contenuto nell’Odaimoku;
3) il Potere della fede inerente all'anima dell'uomo.
La massima "prima la devozione, e poi la fede", nella sua semplicità, indica un cammino graduale di scoperta e sperimentazione, nella pratica quotidiana, dell'efficacia della dottrina e dell’Odaimoku. Nessuno è obbligato a credere e a fidarsi ciecamente sulla parola, piuttosto è raccomandabile un atteggiamento rispettoso delle forme di culto proposte perché sono la Via per accedere ad una visione qualitativamente diversa della realtà. I benefici di varia natura (Goriyaku), che possiamo ricavare dalla pratica, non sono allora da considerare come l'equivalente orientale dei miracoli, eventi straordinari ed inspiegabili. Essi vanno piuttosto compresi come la conseguenza naturale, meravigliosa quanto imprevedibile, della Compassione e della Cura, che l’Odaimoku, praticato con il cuore, si fa spazio in noi, gradualmente fino a trasformarci.

D: Quindi ha senso invocare l’Odaimoku anche se non si ha fede in esso?
R: Si, può andare bene anche così; è sempre vantaggioso invocare l’Odaimoku e quindi ottenere meriti notevoli, anche qualora immaginiamo o riteniamo, erroneamente, di avere poca fede o di non averne affatto. Praticare il buddhismo è seguire un percorso non sulla parola di qualcuno, quanto piuttosto sulla sua verificabile efficacia trasformativa.

D: Per quale ragione la Butsuryushu tiene Nichiren Shonin in così alta considerazione?
R: Nel capitolo XVI del Sutra del Loto, il Buddha Eterno Shakyamuni dice: "Io ho conseguito l'Illuminazione nel Remoto Passato (Kuon)", e nel capitolo XXI afferma: "Scomparirò temporaneamente da questo mondo, ma istruirò il Bodhisattva Jogyo che, in mia vece, propagherà l'insegnamento del Sutra del Loto nell'epoca futura (Mappo)".
Nella prima metà del secolo XIII, Nichiren Shonin iniziò una ricerca spirituale durata 20 anni. Egli realizzò che il Sutra del Loto era il supremo insegnamento, la Via che esponeva il Dharma in tutta la sua profondità, verità ed essenza.
Nel 1233, a 32 anni, Nichiren Shonin intuì di essere l’inviato del Bodhisattva Jogyo, il messaggero che il Signore Buddha incaricò di apparire nel nostro mondo allo scopo di propagare il Sutra del Loto nel periodo della Fine del Dharma. Dopo circa 20 anni, all'età di 52 anni, Nichiren Shonin comprese con chiarezza di essere egli stesso la reincarnazione del Bodhisattva Jogyo, il discepolo del Buddha Originario. La convinzione nutrita da Nichiren non era soltanto una realizzazione interiore: tutte le profezie fatte dal Signore Buddha inerenti alla comparsa del Suo Apostolo si erano realizzate nella sua vita. Il Sutra del Loto afferma infatti che il messaggero del Buddha, nel periodo della Fine del Dharma, avrebbe subito ogni sorta di persecuzioni, che sarebbe stato esiliato in un'isola lontana, e che si sarebbe più volte, attraverso spade e bastoni, attentato alla sua vita. Tuttavia, nonostante queste gravi difficoltà, egli sarebbe stato protetto dagli Shoten Zenjin, i benevoli Guardiani del Cielo.
Nessuno, quanto Nichiren Shonin, ha fatto esperienze tanto forti, drammatiche, dirette e così prossime a quanto profetizzato nel Sutra del Loto.
Se questo grande discepolo del Buddha non fosse apparso del nostro mondo, nel periodo della decadenza del Dharma, noi non avremmo la possibilità di incontrare l'insegnamento del Sutra del Loto. E' per questa ragione che la Honmon Butsuryushu considera Nichiren Shonin, con profonda gratitudine, la grande guida spirituale per la nostra epoca.