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Presentazione
Il Daimoku
La pratica essenziale della Honmon Butsuryu Shu consiste nella recitazione del Daimoku, Nam-Myo-ho-ren-ge-kyo, icona verbale e Dharani (parola sacra e rituale), celata nella profondità spirituale degli Otto Capitoli di Honmon del Sutra del Loto (Capp. XV-XXII) e indicata dal Bodhisattva Nichiren Shonin come concreta quintessenza (giap. Ji-ichinen-sanzen) del Sutra, il nome stesso della Legge o Dharma.
Redatto tra il I sec. a.C. e il II sec. d.C. e onorato sin dall'antichità, il Sutra del Loto è tenuto in altissima considerazione da tutte le tradizioni buddhiste ma ai tempi di Nichiren Shonin, intorno al 1200, non c'era uniformità né chiarezza riguardo la sua pratica concreta.
Basandosi rigorosamente sugli insegnamenti del Buddha, Nichiren ha predicato e quindi diffuso un metodo contemplativo e attivo assieme, fondato esclusivamente sul Sutra del Loto, tanto semplice quanto profondo, in grado di condurre tutti, senza eccezione, al Risveglio spirituale o Buddhità.
La Honmon Butsuryu Shu, si affida all'insegnamento di Nichiren Shonin. Egli aveva giustamente osservato che gli uomini nati nella nostra epoca, profetizzata dal Sutra del Loto come l'oscuro periodo di Mappo (la fase di decadenza del Dharma o Ultimo Giorno della Legge), non sono tutti in grado di salvarsi contando solo sulle proprie forze e quindi la pratica buddhista rischia di essere tale solo a parole.
In oriente, è prassi comune che i fedeli del Buddha incarichino i monaci a trasferire loro i meriti della pratica della Dottrina e delle Paramita o della recitazione dei sutra, cose che essi non sono in grado di praticare per la loro difficoltà, facendo loro in cambio donazioni e offerte.
Nichiren Shonin ha raccomandato piuttosto la semplice ed efficace pratica del Daimoku, la vera Semina della Buddhità (giap. Honnin Geshu no Namu Myohorengekyo), come unica Via di salvezza poichè essa include e contiene in sé tutti i meriti che si possono realizzare con le tradizionali pratiche buddhiste.
"Le pratiche di Shakyamuni Buddha e le virtù che ne derivarono, sono tutte contenute nei cinque caratteri di Myoho-renge-kyo. Se noi crediamo in questi cinque caratteri, ci saranno concessi naturalmente gli stessi meriti delle sue pratiche" (Kanjin Honzon Sho).
Se il buddhismo precedente alla predicazione di Nichiren Shonin indica solo nelle Paramita e nell'esercizio della consapevolezza costante la via per conseguire l'Illuminazione, la Butsuryu Shu ritiene vero, attenendosi rigorosamente al capitolo XVII (Discriminazione dei meriti) e al capitolo XXI (I poteri soprannaturali del Tathagata) del Sutra del Loto, che è solo tramite una fede sincera (ichinen-shinge) nel Buddha Eterno Shakyamuni, che tutti i meriti della sua Illuminazione, possano essere trasferiti e fruiti anche dalla gente comune, nel momento esatto in cui intuiscono, recitando il Daimoku, che essi stessi sono Buddha in essenza.
La mente
Il Buddhismo insegna, per immagini e analogia, che l'animo umano o coscienza (giap. Shiki), è come suddiviso in tre livelli: la mente cosciente o Mano-shiki, la Mana-shiki o Manas, l'Alaya-shiki e la Natura di Buddha o Amala-shiki.
I cinque organi di senso trasmettono informazioni alla mente cosciente, attraverso la quale operiamo e interagiamo con la realtà.
Oltre che dalle mere funzioni percettive, il nostro comportamento quanto il nostro ideare e provare affetti e sentimenti, sono influenzati dall'interagire assieme della coscienza Mano, dal Manas e dall'Alaya-shiki, che in occidente viene chiamata e definita come memoria implicita o inconscio.
Nella coscienza umana, infatti, esiste come uno strato più profondo del Manas che è l'Alaya-shiki o Coscienza deposito, la quale, esattamente come in un libro contabile, registra e conserva tutte le esperienze che facciamo nel corso della nostra vita in forma di "semi" o tracce. Tutte le informazioni così contenute in essa sopravvivono perfino alla morte, ed è per questo che ci riferiamo all'Alaya-shiki come all'eredità karmica (tendenze somato-psichiche) di ogni individuo e della stessa specie umana.
Le esperienze, le idee, i pensieri, le parole, i sentimenti come gli affetti, il comportamento stesso, lasciano segni durevoli o semi nella nostra coscienza; questi contribuiscono a dar forma al destino di un individuo, di un popolo o di una nazione e sono l'energia spirituale che orienta e dirige in definitiva tutto il corso della vita. Come indica lo schema di sopra.
Direzione \/ : Gengyo kunshuji - ogni azione ed ogni pensiero si trasforma in seme e viene automaticamente posto nell'Alaya-shiki. Gengyo, si riferisce ad ogni nostra attività quotidiana, mentre kunshuji, significa seminare.
Direzione < : Shuji sho shuji - i semi formano il carattere e la personalità dell'essere vivente. Essi si trasformano in energia che influenza il destino, portando alla creazione di nuovi semi.
Direzione /\ : Shuji sho gengyo - l'energia inconscia nell'Alaya-shiki aiuta la crescita dei semi creando le circostanze attuali, le quali portano a nuove azioni e a nuovi semi.
Ogni azione compiuta, ogni parola proferita, ogni pensiero formulato, diviene un seme che si deposita nell'Alaya-shiki, ove rimane fino a quando le circostanze esterne non ne favoriscono la maturazione. Proprio come il sole, la luce e la pioggia inducono un seme a germinare, così le circostanze esterne portano un seme dell'Alaya-shiki (causa) a trasformarsi in una forma di energia che influenza il futuro di chi lo ha posto (effetto).
Il Buddha ci ha insegnato che la Legge del karma non è una fredda legge meccanica, quanto piuttosto una rigorosa e compassionevole Legge di equilibrio e armonia, di giusta retribuzione etica. Ne consegue che se pensiamo, parliamo e agiamo in modo negativo o peggio, distruttivo, cioè con intenzioni ostili verso il prossimo, noi stessi e l'ambiente in cui viviamo o contro la vita stessa, il seme che verrà posto nella coscienza Alaya sarà come un seme malato, il quale andrà ad influire l'esistenza stessa in modo sfavorevole. Questi semi patologici, nascosti e annidati nella coscienza danno origine agli Zaisho, impedimenti, ostacoli e difficoltà sul nostro cammino ed oscurano la nostra vera e più autentica personalità, la Natura di Buddha.
Nella Honmon Butsuryushu, lo scopo della pratica è quello di purificarci da questi semi e sradicarli dall'Alaya-shiki perché la Natura di Buddha possa finalmente risplendere e orientare tutta la nostra vita verso il bene. Ma come è possibile compiere una simile opera senza una vigilanza pressoché costante e consapevole di quanto diciamo, pensiamo, agiamo? Rientra poi tale coscienza di sé, nei poteri e nella competenza spirituale dell'uomo comune?
Nichiren Shonin ci risponde in questo modo: "L'ambra attira la polvere, la calamita attira la limatura del ferro. Le nostre colpe sono come la polvere e la limatura del ferro, mentre il Daimoku è l'ambra e la calamita. Tenete questo sempre a mente ed invocate regolarmente Nam-Myo-ho-ren-ge-kyo".
Recitare il Daimoku con il cuore e prendersi così cura del prossimo, della vita, del mondo in cui viviamo e di sé, sono elementi sostanziali della terapeutica spirituale, della filosofia di vita, della Via del Buddha Shakyamuni, che la Honmon Butsuryu Shu propone ai praticanti di buona volontà, essendo queste le sole azioni meritorie per il conseguimento dell'Illuminazione.
Tutto il Buddhismo può riassumersi infatti così: "Fate il bene, evitate il male, purificate il cuore e la mente".