La vita - Cronologia
Nichiren Daibosatsu nasce il 16 Febbraio del 1222 a Kominato, nella provincia di
Awa, un piccolo villaggio di pescatori.
Erano passati circa 700 anni dall’introduzione del Buddhismo in Giappone e, in quel
lungo lasso di tempo, era diventato religione di stato. Le alte gerarchie ecclesiastiche
avevano ormai ottenuto poteri e dignità pari alle autorità laiche anche se andava
manifestandosi sempre di più una sorta di degrado e di corruzione all’interno del
clero. Il governo centrale, stabile sin dal VII secolo, si stava disintegrando a
causa della degenerazione della burocrazia di corte. Alla fine, il potere finì nelle
mani dei clan militari e Kamakura venne scelta come sede della dittatura.
Oltre a tutto ciò, fra i buddhisti, vi era la crescente preoccupazione inerente
alla profezia riguardante la grande crisi che avrebbe colpito, proprio in quel tempo,
non solo il Giappone, ma il mondo intero. Il Buddha profetizzò infatti, che dopo
la Sua morte sarebbero seguiti tre periodi, il primo dei quali sarebbe stato l’Era
della Legge Perfetta (Shoho), della durata di mille anni. Durante quest’era, la
Legge Buddhista sarebbe stata onorata e praticata da tutti con devozione e i monaci
avrebbero seguito i precetti con zelo e disciplina. Il secondo millennio, l’Era
della Media Legge (Zobo), fu descritto come un’epoca in cui la fede e la moralità
sarebbero state in declino, anche se la compassione si sarebbe ancora manifestata
tramite la fondazione di numerosi templi e santuari. La terza epoca, l’Ultima Era
della Legge (Mappo), avrebbe portato vizio, degenerazione spirituale e catastrofi
e sarebbe durata 10.000 anni. Dato che la tradizione Buddhista poneva la morte del
Buddha nel 949 A.C. era opinione comune che l’Era di Mappo sarebbe iniziata nel
1052 d.C.
Questa era l’epoca in cui comparve Nichiren Daibosatsu. Negli ultimi anni della
sua vita egli si descriveva come “il figlio di un fuoricasta che visse vicino al
mare” o come “il figlio di un povero pescatore”.
Il termine “fuoricasta” era un epiteto che veniva applicato a quel tempo a pescatori
e cacciatori, a coloro che erano costretti ad uccidere per vivere.
Se esaminiamo attentamente questo punto, possiamo renderci conto di un particolare
importante riguardante la nascita di Nichiren Daibosatsu: egli non era infatti un
nobile appartenente ad una casta ricca e potente, ma un umile figlio di gente comune.
Il fatto che egli sia diventato un Grande Bodhisattva e che abbia ottenuto l’Illuminazione
è molto importante: il Buddhismo è in grado di salvare chiunque, al di là di qualsiasi
differenza sociale, economica o di altro tipo.
Nichiren Daibosatsu nacque quindi in condizioni non propizie, assai diverse da quelle
di altri fondatori religiosi dell’Epoca di Kamakura. Honen, il fondatore della Scuola
Jodo, era un figlio della nobiltà. Anche Shinran, fondatore della Scuola Shin e
Dogen, fondatore della Scuola Soto Zen, appartenevano a famiglie di nobili. Essi
non erano assolutamente figli di gente comune, ma i rampolli della nobiltà di Kyoto
o della nobiltà minore della provincia. Fra tutti i fondatori religiosi di quell’era,
solo Nichiren nacque nel remoto oriente, da una famiglia di poveri pescatori. Le
sue umili origini divennero il punto di partenza per lo sviluppo della sua spiritualità
e per il suo metodo di insegnamento.
Alla nascita, venne chiamato Zennichimaro e nel 1233, quando aveva solo undici anni,
i suoi genitori lo inviarono in un monastero sulla collina chiamata Kiyozumi, vicino
al luogo ove viveva. Anche se la ragione di ciò non è chiara, mandare i propri figli
in un monastero per studiare non era una cosa insolita a quei tempi. Zennichimaro
entrò nel Tempio Seichoji e studiò sotto la supervisione del Maestro Dozen. A quindici
anni venne ordinato monaco e assunse il nome buddhista di Rencho, che significa
Loto Eterno.
Man mano che i suoi studi proseguivano, Rencho sentiva che dentro di sé aumentavano
i dubbi inerenti al Dharma. Il giovane Nichiren aveva notato molte incongruenze
nell’insieme di pratiche e credenze che erano state incorporate nel Buddhismo. In
uno dei suoi ultimi scritti leggiamo: “Il mio desiderio è sempre stato porre i semi
della Buddhità e spezzare i legami di nascita e morte. Per questo motivo, seguendo
i costumi dei praticanti buddhisti di allora, praticai il Nembutsu ponendo tutta
la mia fede nel potere redentore del Buddha Amida. Ma in seguito, nel mio cuore,
sorsero dei dubbi riguardo a tale pratica e io feci voto che avrei studiato ogni
dottrina di ogni Scuola buddhista presente in Giappone per comprendere appieno quali
fossero le differenze fra esse”.
Le sue perplessità, tuttavia, non riguardavano esclusivamente la sfera intellettuale,
ma erano il sintomo di una profonda crisi spirituale. Rencho continuava a domandarsi:
“Per quale motivo vi sono otto o dieci Scuole del Buddhismo se il Buddhismo esposto
da Shakyamuni è uno solo?”. Per trovare una risposta a tale quesito, egli pregò
instancabilmente il Bodhisattva Kokuzo, che era l’oggetto di culto del Tempio Seichoji
chiedendo di diventare “l’uomo più saggio del Giappone”. Divenire un uomo saggio
non indica il raggiungimento di un particolare grado di conoscenza, ma l’ottenimento
della saggezza del Buddha. Più tardi, Nichiren Daibosatsu raccontò di avere avuto
una visione durante il suo periodo di preghiera al Seichoji. Egli vide il Bodhisattva
Kokuzo, la Divinità della Saggezza, che gli donò la “Perla della Saggezza, grande
quanto una stella del mattino”.
Ciò accadde quando Rencho aveva 17 anni. L’anno successivo, lasciò il Tempio Seichoji
per recarsi a Kamakura, ove studiò il Buddhismo della Terra Pura. Tuttavia, il giovane
monaco non era soddisfatto dei maestri che aveva trovato nella provincia e, per
questo motivo, decise di recarsi al Monte Hiei, il più grande centro di apprendimento
Buddhista di quell’epoca. Rencho risiedette al santuario del Monte Hiei nel periodo
che va dal 1243 al 1253 e studiò tutti i percorsi di studio e di pratica che il
Buddhismo offriva. Durante quegli anni visitò anche altri centri dove venivano insegnate
e praticate particolari forme di Buddhismo e giunse ad estendere i suoi studi allo
Shinto e al Confucianesimo. I risultati di tutto il suo apprendimento si manifestarono
non solo nella profonda erudizione dei suoi scritti, ma anche nell’ampiezza e profondità
della sua dottrina. Lo scopo dei suoi studi era sempre lo stesso: qual è la vera
forma e unica verità del Buddhismo? Man mano che la sua conoscenza progrediva, Nichiren
Daibosatsu diveniva sempre più convinto che la verità doveva essere una e una soltanto
e che l’essenza della religione buddhista, anzi della vita umana, non è molteplice.
In uno dei suoi scritti, Nichiren dice: “Sono andato in molti e molti templi durante
quegli anni, andando alla ricerca della Verità. La conclusione alla quale sono giunto
è che la verità del Buddhismo deve essere essenzialmente una. Le persone si perdono
nel labirinto di studio e apprendimento, benché pensino che ognuna delle diverse
scuole possa condurre all’ottenimento dell’Illuminazione”. Dove, allora, Nichiren
Daibosatsu trovò l’unica verità?
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